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lunedì 29 maggio 2017

Lettera aperta


Toglierti dalla nicchia, sradicarti dal bordino dorato di un santino che ti fa Madonna di stelle e lontana anni luce, per invitarti a sedermi di fronte. Che senso ha inserirmi tra le più alte beatitudini, tra quelli che “crederanno senza vedere”, se sai bene che ho bisogno di farlo carne questo credo, di farlo ora e futuro prossimo, e anche passato, nella misura in cui potrò cambiarvi il finale.
Sai quante volte ti ho immaginato in un semplice abito di cotone… di quelli morbidi che lasciano intravedere le forme belle, senza accendere pensieri maschi, forme di donna più che di femmina anche se il tuo sguardo include entrambe. Ti chiamo perché tu sia in qualche modo di corpo, di voce e respiro, di capelli lunghi e legati alla nuca, di pelle morbida e soda, di mani semplici, di dita che conoscano il lavoro duro, senza unghia laccate. È un’impresa, lo so, ma ci provo ogni volta e a volte succede, succede che io parli e mi sembra di non parlare a vuoto. Conosco degli scrittori molto bravi a materizzare un semplice pensiero, e tu, che sei pensiero di fede, dovresti avere più forza e volontà a renderti presente al mio presente: ne ho blaterate troppe avemaria, ora ti sto chiamando, per nome e a parole mie …

domenica 23 aprile 2017

Calabria, calabresi, calabresità


Ho sempre sostenuto che questa terra, calco dei miei pensieri, abbia bisogno di un colpo di reni dall’interno, uno scatto di orgoglio nell’accezione indicata da Hume: l’orgoglio è difesa e affermazione del proprio valore -e, aggiungerei io- dei propri talenti.
Qui, di talenti, ce ne sono! Belle teste, artisti di tutti i generi che purtroppo si trovano a tanti chilometri da quei centri dove si fa -per tradizione per storia per amministrazioni più attrezzate- della cultura, una cultura, e viene più facile la promozione.
In mancanza di quel colpo di reni, di quello scatto di orgoglio, abbiamo bisogno -come dire- di una sorta di ripetitore che amplifichi queste voci e le faccia conoscere e apprezzare. Vogliamo chiamarli mecenati?!...

Giorni fa vado ad incontrare una realtà culturale delle mie parti, a conoscerne gli organizzatori dediti appunto a quella sorta di mecenatismo. Sono introdotta da una donna tanto luminosa quanto talentuosa, un’amicizia virtuale consolidatasi in reale da troppo poco tempo perché la signora sappia che mi imbarazza da morire essere presentata come poeta

-Diciamo che scrivo versi -mi giustifico col mecenate a cui stringo la mano-, “poeta” è qualifica che dà molte, troppe responsabilità.
- Ma insomma -ribatte lui, con un sorriso che avverto sardonico- lei è poeta di professione oppure lo fa, come dire, in modo naif?!...

domenica 1 novembre 2015

Le Radici - gli Alberi


Radici ... e un nugolo di uccelletti all’improvviso macchia il cielo: sinonimi e corrispondenze a gogò, uno dei correlativi oggettivi più potenti.
Appartiene ad un passato più o meno prossimo –più o meno remoto-, si impatta col presente e ne spiega i vari –e altrimenti inspiegabili – automatismi.


Dal tuo silenzio

Padre

oggi ti chiamo così come se gli anni che
conto dalla tua morte avessero consumato
ogni familiarità

e di te che mi sei radice e chioma
non mi rimanesse che qualche filamento.

Il tempo è un oceano inclemente
separa la battigia dall’orizzonte

un’onda da lontano rotola
a riva sciaborda e
a volte
li lega insieme
al rumore eterno del mare.

Tu la grande assenza
io il vuoto che riempivi

non sarà mai una lapide a dirmi dove sei
se dal tuo silenzio a questo foglio
un verso ci annoda ancora.

Consolidamento di una nascita, la loro recisione decreta ufficialmente la morte.

TRA DUE PARENTESI

Tra secco e fiorito
la scia di un dinamismo
il transito della vita

sabato 27 giugno 2015

Il mio contributo "a distanza" alla Kermesse di Fonte Avellana - Fara editore 26 - 28 giugno 2015


In questo tardo pomeriggio estivo dal sapore inconfondibile: col mio gatto, di nome Gatto, che si stravacca all’ombra del cespuglio di alloro, in un silenzio dove i suoni minimi della natura sono musica, mi fa buona compagnia un pensiero, ancora tutto da pensare. Il tempo del padre… ripeto piano il tema della kermesse, lo sussurro: due universi, al primo così asettico, gli dà senso e qualità il nome padre, lo sostanzia di un affetto così pieno eppure così inesorabilmente graffiato …

Dal tuo silenzio

Padre
oggi ti chiamo così come se gli anni che
conto dalla tua morte avessero consumato
ogni familiarità
e di te che mi sei radice e chioma
non mi rimanesse che qualche filamento.

Il tempo è un oceano inclemente
separa la battigia dall’orizzonte
un’onda da lontano rotola
a riva sciaborda e
a volte
li lega insieme
al rumore eterno del mare.

Tu la grande assenza
io il vuoto che riempivi
non sarà mai una lapide a dirmi dove sei
se dal tuo silenzio a questo foglio
un verso ci annoda ancora.

Sotto il gazebo, sul tavolino, accanto al posacenere ricolmo di cicche, un mazzo di carte. È quasi un automatismo il mio: inizio un solitario. Mio padre trascorreva ore con quel rompicapo. Ma all’ora prestabilita, la nostra passeggiata. Quando tardava, fingevo il solito starnuto e mi catapultavo sulle carte che schizzavano ovunque. Lui, vedendomi arrivare, sorrideva e cercava invano di salvare il suo castello facendosi scudo con le spalle.

venerdì 27 marzo 2015

Arte restauro e antiquariato



È deciso, oggi restauro: vado dal parrucchiere. A breve partirò per andare a ritirare un premio in Campidoglio il 3 aprile e voglio togliermi di dosso quest’aria trasandata e anche un filino vecchia.

Non so perché, ma ho disagio entrando nel salone di bellezza: se è vero che gli uomini guardano e noi donne squadriamo, io lì mi sento misurata col compasso.
-      Antonio, mi scusi, vorrei la stessa asciugatura della scorsa volta: i capelli serrati ai lati e un po’ ribelli al centro.
-      Ricorda chi tra le ragazze l’ha fonata? – mi chiede il proprietario.
-      No!
-      Ricorda se era bionda bruna ramata?
-      No!... mi pare… mi sembra… forse…

Non so lui, ma io, lì per lì, inizio a preoccuparmi: possibile che non mi ricordi un volto? … Ma si, sto sempre a leggere qualcosa, figurati se memorizzavo il viso delle sue collaboratrici, e poi son tutte belle!
Si presenta Rosa alla quale chiedo il miracolo
-      Ma lei non ha bisogno di essere svecchiata...
-      Grazie –rispondo sorridendo, e mi fingo l'oca giuliva che si compiace.

martedì 24 marzo 2015

Castigat ridendo mores?...



Dicono giovanissimi -e finti giovani -critici letterari che la poesia è tale se esprime uno stile così originale da non riflettere, nemmeno lontanamente, quello di un poeta doc. 
Il che lo trovo giusto, ma solo in linea di massima: dove sbaglio se affermo che siamo COMUNQUE il risultato di ciò che abbiamo letto e amato? Che quanto resta addosso viene filtrato e mesciato con l'io -più o meno - colto e, infine, impastato ad un vissuto che, vivaddio, non e' mai in fotocopia?

lunedì 16 febbraio 2015

Paradosso - considerazione spicciola




Non amo gli aggettivi in poesia, tracce sbilenche di rossetto su labbra già spesse di sostantivo –due righi e ne ho già inseriti due, era a rischio il terzo!…

Il nome non può reggere una specifica realtà senza connotazioni,sarebbe come trovarsi di fronte un vicolo chiuso dopo una curva inattesa e stretta o, al contrario, in un enorme spazio con alle porte l’agorafobia.

Eppure non amo gli aggettivi, spiantano ferocemente i cirri che il nome irraggia e preserva da venti di certezze, assiomi tiranni, vedute confezionate e ristrette.

Così prensili al nome, sono foglie che insecchiscono presto, si impiccano da sole allo stelo e deformano quanto prima era parte di un corredo che identificava, restringendo il campo ad un particolare  che, anche se non lo ripudia, sacrifica l’universale.

mercoledì 18 giugno 2014

Esame di stato 2014: Il rammendo delle periferie


Renzo Piano e “il rammendo delle periferie” é la traccia proposta ai maturandi per il tema di ordine generale.  
testo proposto è tratto da «Il Sole 24 ORE» dello scorso 26 gennaio. «Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. [...] Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie. [...] Spesso alla parola «periferia» si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no pezzi di città?».  

Nelle parole del noto architetto, rinomato in tutto il mondo e vanto della nostra nazione, la diagnosi e, vivaddio, la terapia di una malattia che rasenta ormai la cronicità;  causa e, nel contempo effetto, di un male di vivere di montaliana memoria che, inevitabilmente si va a riversare e tinge di sé ogni cosa, in primis l’habitat, lo spazio entro il quale si muove e vive il popolo del nostro Bel Paese.

giovedì 5 giugno 2014

La buona crescita



FINALE NAZIONALE DI COPPA ITALIA 2014: MEDAGLIA DI BRONZO A ROSSANA GENTILE DELL’A.S.D. JUDO MILONE CROTONE

Un maestro indù mostrò un giorno ai suoi discepoli un foglio di carta con un punto nero nel mezzo
 "che cosa vedete?" chiese.
"Un punto nero!" risposero.
"Nessuno di voi è stato capace di vedere il grande spazio bianco!"
Replicò il maestro. (Apologo indiano).

Tanta premessa per sottolineare come, coinvolti dal nerume che circonda questa nostra fetta di tempo e di Europa, si avverta quasi una ritrosia a leggere notizie positive, stridenti col quotidiano requiem di sottofondo in cui la Cassandra di turno continua a profetizzare sciagure.  Il positivo è recepito l’eccezione, lo sporadico che, ahimè, conferma la regola e la consuetudine di un’inesorabile discesa. Ma le regole sono altre,  le consuetudini si cambiano …

Tanta premessa per inquadrare nella giusta e dovuta dimensione la vittoria della nostra Rossana Gentile, atleta dell’ A.S.D. Judo Milone Crotone, sulla friulana Bressan Asha. Un meritato terzo posto conseguito alla Finale Nazionale di Coppa Italia,  gara riservata agli atleti appartenenti alle classi junior e senior, svoltasi a Follonica il 1° giugno scorso.

martedì 28 maggio 2013

La passeggiata


Undueundueundue… che so’ simpatici i miei piedi, si alternano si rincorrono e … camminano. Camminare deve essere uno di quegli automatismi che, una volta acquisito, non lo scordi più.
Oddio, qualche perplessità, all’inizio, l’avranno avuta: il destro si sarà chiesto  “e l’acceleratore?...”, il " mi sa che  oggi non si frena!”.

Intorno è strano, insolito. I colori sono gli stessi, forse più marcati, il panorama è familiare, lo sconvolgente sta nel tornare a cogliere il dettaglio: ho visto una specie di bubbone su una foglia, era una coccinella, l’avevo lasciata in quella fiaba che raccontavo ai ragazzi, e come brillano le fibrille di ragno, tra i rami, controluce. Dal finestrino dell’auto - per lo più di un’auto come la mia, un asino da soma e sempre di fretta – la visione sommaria, tanto affettiva quanto scontata.

giovedì 31 gennaio 2013

Linee guida per il voto





Giunone, sorella e moglie gelosa di Zeus, suggerì a Semele, la mortale di cui il dio si era innamorato, di chiedere a Zeus di svelarle il suo volto. Giunone sapeva bene che, essendo Semele una mortale, non avrebbe potuto reggere allo splendore divino. Così Zeus si palesò a Semele e questa restò incenerita.

La verità si può solo sfiorare non possederla, intravedere non contemplarla. Disvelamento la chiamavano i Greci: una sorta di burka avvolgerebbe la verità, nascosta a quanti non sono preparati ad accoglierla – i discepoli di Pitagora osservavano un silenzio e un ascolto di 5 anni, prima di poter vedere e ascoltare il Maestro -, e protetta dai malintenzionati.

Come distinguere allora il latore di scintille di verità dal cialtrone?

Per Socrate l’oggetto ultimo dell’amore è sempre la verità: non basta, quindi, che la parola sia innamorata e persuasiva, ma è necessario che sia parola “RESPONSABILE” affinché sia vera e veramente innamorata.

domenica 27 gennaio 2013

La vergogna dei giusti



Primo Levi ne parlava nel suo libro, è la vergogna delle vittime, non per sé ma per i propri persecutori. È vergogna che abbiamo fatto nostra.

In molti si è rifugiata in una sorta di pudore, testimone silenzioso che non vuole diventare memoria. Non può, se memoria equivale ad “abituarsi”, se è il tentativo di familiarizzare con una ferita ancora aperta per meglio cicatrizzarla, per poi dimenticarla.

E’ testimone vigile, il pudore, e il suo silenzio è comunque presenza, costante, pedagogica. All’occorrenza saprà gridare perché il dialogo prevalga e feconda. Sempre.

Diffida e continuerà a diffidare dei monumenti o delle celebrazioni: non ha vanagloria o vendetta da soddisfare chi ha l’urgenza di dare un senso ad un dolore per continuare a dare un senso al vivere.

martedì 22 gennaio 2013

Le Monachelle



“C’era una volta le Monachelle…” così l’incipit di un mio pensiero su questa chiesetta oggi restaurata. Nel virgolettato tutta la doratura delle belle favole, incrostata sui muri scalcinati.

Raccontava i rintocchi di una sola campana, così animosa di domenica; i pavimenti, già da allora gibbosi, dove grandi e piccoli si inciampava; la volta del tetto troppo alta a chi, come me, raggiungeva poco più del metro di altezza; nicchie e statue soffuse di una luce soffice, un raggio a volte s’infiltrava deciso e si faceva nuvola nella penombra; un profumo di vecchio e di buono; all’ esterno i gradini erano consumati dai più anziani, seduti ogni pomeriggio come in anfiteatro.

domenica 6 gennaio 2013

Finiti i bilanci??...



Siamo ormai in pieno corso 2013 … paure tante e qualche convinzione, piccoli paletti che sposto di volta in volta più in là, se racimolo un passo verso un orizzonte che mi rimane vago. Il mio è un bilancio sommario che si guarda bene dal valutare voci in dettaglio, tentazione tanto istintiva quanto vana: la vita non è allineata sui nostri fusi orari e un confronto, tra il nostro divenire e il suo, è da sempre su posizioni impari: lei continua a correre, noi inceppiamo ad ogni piè sospinto. 

Nel setaccio dei consuntivi, poi, rimangono solo i grumi grossi, delusioni e dolori che si assommano a quelli degli anni passati e diventano macigni che generano altre paure.

giovedì 3 gennaio 2013

Ricordi di un turistafaidate



E’ un luglio irragionevole: 28 gradi alle sette del mattino. Fortuna che troveremo l’aria climatizzata in autobus, lo attendiamo in 40, tutti turisti in formato comitiva di sconosciuti in vacanza. Tra noi si abbozzano sorrisi per familiarizzare da subito: il viaggio in Grecia durerà una settimana, un tempo troppo breve per una buona amalgama. Si aggiungono, da lì a poco, una serie di aggravanti: il condizionatore, lungo la strada, si rompe, malori improvvisi per il forte caldo, le cabine, prenotate sulla nave che ci trasborderà, risulteranno occupate.

A Patrasso, la mattina dopo, due occhi affossati e uno sguardo che anche il Lombroso definirebbe assassino, ci raccontano. La nostra guida è un omaccione dal ventre così prominente che è consigliabile evitare la traiettoria dei bottoni della sua camicia. Anche il viso è esagerato, ogni movimento repentino della testa lascia dondolante la pappagorgia. La figura, istintivamente simpatica, tradisce uno sguardo e un fare a limite dell’insolenza. Ha, da subito, tutta la nostra antipatia. Il poverino diventa un ottimo elemento d’aggregazione: la comitiva è fatta ! 

sabato 29 dicembre 2012

La chance


È una fatica leggere, decifrare segni, attivare emozioni, immaginare altro che non sia il nostro mondo.
Lo sa bene l’autore che confida nel primo impatto col lettore - simile, molto simile, all’incontro di due perfetti sconosciuti.

E come ogni incontro, al guizzo che si accende tra i due deve seguire un tempo paziente, quasi indolente, comunque generoso. E’ il momento in cui quei due sconosciuti si concedono una chance, quella di conoscersi. Le parole cominciano a impastarsi tra loro e raccontano di emozioni già vissute in chi le legge: erano lì, depositate su un fondale e si riaccendono, tornano vive sanguinanti.

giovedì 20 dicembre 2012

E se cambiasse conio...


Basta! Nessuno ha un vero interesse a salvarlo ‘sto Natale.

Non ha interesse il Capo di ogni stato nel puntuale discorso di auguri: in sottofondo pare vibrare ‘bianco natale’, l’acuto, poi, è quando invocherà pace, lì dov’è lui stesso a fomentare guerra, quella col sangue.
Non ha interesse l’uomo politico di turno, tutti a proclamarsi ‘salvatori dell’Italia’: ma se a noi è rimasto l’osso e loro sono da sempre i salvatori, chi se l’è mangiata ‘st’Italia?
Non ha interesse il povero che vende i suoi auguri in formato ‘rametto pungitopo’, preso com’è dal mettere vicino il pranzo con la cena.

Ma se di colpo cambiasse conio e, non l’euro, ma una

giovedì 29 novembre 2012

Le parole importanti


La maternità è una specifica qualità del tempo che consorella ogni donna.
In quella potenzialità a duplicarmi tutto il segreto di essere donna. Un figlio mi appartiene per il solo fatto che è lui a condividermi ancora. Sono madre ed è un tale crogiuolo di tensioni!

Quante zone d’ombra conosce questo ruolo che forse è solo un cromosoma. Sono madre e non cesso di essere figlia, ma quest’ultimo è ormai un ricordo vago, un’epoca altra, un’altra geografia.

sabato 17 novembre 2012

Il solitario


Il tardo pomeriggio estivo ha un sapore inconfondibile: il tremolio di foglie sugli alberi; il mio gatto, di nome gatto, che si stravacca all’ombra del cespuglio di alloro; anche il silenzio ha altre sonorità, pare venga da lontano.

Sotto il gazebo, sul tavolino, un posacenere ricolmo di cicche, un mazzo di carte e, dai bicchieri vuoti, zaffate di  limoncello: tutti a raccontare una delle tante serate estive in attesa del refolo più fresco che convinca ad andare a letto.

martedì 13 novembre 2012

Un uomo percorre il mondo intero in cerca di ciò che gli serve e torna a casa per trovarlo.(G.Moore)


Una casa è qualcosa che ci contiene intimamente.
Non è solo l’espressione di un senso estetico, il fotogramma di un temperamento, il cielo ombroso o pastello di un carattere.
E' qualcosa di più.

Una casa è veramente tale quando si lascia addomesticare – per dirla con Saint’Exuperì – poi, solo poi, la senti amica, come fosse un prolungamento di te.