Mi piace pensare che la poesia di
Angela Caccia voglia condurci in un percorso a occhi chiusi. Accompagnata dalle
sue parole posso andare oltre il visibile, seguire un itinerario inaugurale di
conoscenza. Posso immaginare realtà esterne (estranee) e scenari interiori che
si rivelano nel procedere per strade lunghe bagnate di pioggia.[1]
L'autrice ci induce al sapere e al
divenire seguendo il “dove” della parola
introspettiva. Stare con la poesia, stare nel racconto per non fermarci
ai significati dello sguardo, così / la poesia è una tentazione / a lungo
andare / un non fidarsi più degli occhi e frugare oltre.[2]
Le parole scorrono diventando
esperienze relazionali, pensieri ispirati, visioni che si intrecciano e sfumano
in melodia. Il verso emerge come prodotto della solitudine, generato, tuttavia,
da una vocazione all'ascolto e al dialogo.
