E’ “un mondo enigmatico e puro” - scrive, e acutamente, Moisè Asta - quello che emerge dalla lettura del Canto del silenzio, un interessante libro di liriche di Angela Caccia, “una poetessa profondamente impegnata, che ha fede profonda in quel che dice, che ha tanta voglia di comunicare con l’altro ed, in primo luogo, con l’altra se stessa, per capirsi più che per farsi capire, per delucidare a se medesima i tumulti interiori che si accavallano dinanzi, pure, al fluire incessante ed indolente di situazioni non sempre afferrabili e gratificanti. I suoi versi - osserva Asta - sono riflessioni, desideri, messaggi, preghiere, sentenze, che, come tali, non sono né allusivi né elusivi, ma lasciano al lettore la più ampia facoltà di un’interpretazione libera, variegata, non univoca, e che non necessariamente deve coincidere con le mire e con gli enunciati di chi li ha composti”.
