Di questi versi, il primo
sapore è la compiutezza: parole esatte, già soddisfatte di senso, ognuna al
posto giusto. A usarne altre, seppure a commento, il timore che non siano all’altezza.
Non si può spargere indifferentemente prosa sulla buona poesia: per quanto la
prima abbia canoni propri e l’intento di scandagliare - quindi, come dire, è già
perdonata se priva di sublimità –, non
può non raggiungere, o almeno sfiorare, la densità del libro di cui vuole
raccontare.
Nessuno mai riesce a dare la misura di
ciò che pensa, di ciò che soffre, della
necessità che lo incalza, e la parola umana è spesso come un pentolino di latta
su cui andiamo battendo melodie da far ballare gli orsi mentre vorremmo intenerire le stelle. La citazione - di Flaubert - se
conforta me, che mi accingo a scrivere, potrebbe non valere per la Poesia e la
Poesia in questione.
