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mercoledì 29 novembre 2017

La forza della parola - Caterina Curto



Non è facile presentare o introdurre una silloge poetica, per ovvi e molteplici motivi, che non sto stasera ad elencare, da subito, ne ho sentito l’onore e l’onere, in primis le poesie di Angela Caccia, sono pluripremiate ( e dal 2004 con la sua prima pubblicazione il Canto del Silenzio ad oggi ha continuamente ricevuto prestigiose recensioni, menzioni d’onore e alcune liriche sono inserite in diverse antologie.
Presentare una silloge poetica è, dunque, cosa complessa: quando parliamo di poesia, parliamo di un testo polisemico, ciò significa che in ogni poesia è riscontrabile un significato di base oggettivamente valido, ma che, al di là di esso, ogni lettore potrà scovarvi tanti altri significati, a seconda della propria cultura e della propria sensibilità.
“L’unica prefazione di un libro è la mente di chi lo legge” diceva Fernando Pessoa, ma siamo convinti che un libro di poesie, come questa silloge, oggi più che mai va sostenuto, ancor di più perché l’autrice si sta imponendo alla ribalta nazionale operando in un contesto non certo facile
Nel 1975 Montale, all’Accademia di Svezia, durante il discorso per il Premio Nobel, si chiedeva "In tale paesaggio di esibizionismo isterico, quale può essere il posto della più discreta delle arti, la poesia?". Sceglie queste parole Montale, "esibizionismo isterico", l’arte stessa che si fa spettacolo, si fonde con i nuovi mezzi di comunicazione, pur di mantenersi viva e non cadere nel vortice del tempo. Così la parola poetica che sembra sempre più al margine, perde la posizione che aveva un tempo? Domanda legittima; certo è che anche oggi questa rimane una grande sfida: perché oggi come ieri, il bisogno del poeta, colui che si assume la responsabilità di questo linguaggio, è immutato.
A dispetto della nostra società industriale e massificata, la poesia, pur tra mille difficoltà, è riuscita a ritagliarsi uno spazio. Se essa non può certo cambiare il mondo, può tuttavia spingere l’uomo a ritrovare il senso di sé, può indurlo a momenti di meditazione e di riflessione.
L’unico modo per far vivere e rendere davvero eterna la poesia, è imparare ad amarla e trasmettere questo amore ai giovani e alle generazioni future; e leggere, leggere tanto, e tramandare agli altri queste perle della comunicazione e del linguaggio, che rendono nobile l’uomo ed il suo animo da sempre. Educare le nuove generazioni, stimolarli a ritrovare la bellezza della poesia è un dovere.
L’invito stasera è a cogliere queste poesie con attenzione, da non intendere come cosa forzata, perché il collante di questi testi, credo, non sia una semplice smania di scrivere, né una volontà incontrollata di stendere versi, ma un bisogno di creare per scavarsi e scavarci dentro. Sua eccellenza Mons. Antonio Staglianò, ha definito la poesia di Angela Caccia un atto rigeneratore dell’atto poetico. E anche il poeta Davide Rondoni, nella prefazione della silloge precedente Nel fruscio degli Ulivi dice Angela Caccia è una poetessa dell’alba, pensa e scrive per sorprendersi.