DA IL PARADISO DEGLI ORCHI – rivista di letteratura contemporanea
Quando Angela
Caccia mi ha inviato Il tocco abarico del dubbio, una raccolta di
poesie, sono rimasto sorpreso. Giuro. Era dai tempo (lontani, sic)
dell’università che non mi avvicinavo al “suono” del mondo e non lo facevo
perché col tempo mi sono convinto che da quell’orecchio proprio non ci sento.
Faccio insomma una terribile fatica ad “associare al suono / odori canti
immagini”, così come ci racconta Angela in “Propositi”, uno dei brani di questa
silloge.
Dunque il rischio c’era, il rischio che leggessi questa raccolta e non riuscissi a cavare neanche uno dei ragni dai buchi di Angela. Per cui ho subito pensato di scusarmi con l’autrice e scriverle: “Guarda, ma non è cosa mia”. Però devo dire che le sfide mi piacciono, per cui che faccio? Sì, un bel corpo-a-corpo, una battaglia personale con quello che ha scritto Angela. Tirerò fuori i “miei” ragni dai “suoi” buchi. Piacerà all’autrice questo approccio? Sarà soddisfatta? Non lo so, non me ne preoccupo. Sarò frammentario, di più non posso fare.
Cominciamo dal titolo. Punto abarico, è il luogo dove gravità terrestre e lunare si annullano. Mi verrebbe da dire il luogo delle possibilità infinite, il punto zero tra il reale terrestre e il suolo lunare dove s’è smarrito il senno di Orlando. Ha ragione Angela, quello è il punto del dubbio, una specie di interfaccia osmotica che è il terreno frequentato dai poeti.
