QUEL SALTO PIENO NELLA VITA
Nel
leggere poesia scattano alcune dinamiche tipiche del traduttore: all’inizio sei
tu ad ospitare intimamente l’autore;
se poi il verso ti prende, lentamente, quasi inconsapevolmente, vai ad abitarne l’anima: in un libro. È
allora che si avvertono i silenzi del poeta, il verso assume il ritmo di un
respiro, la parola il timbro di una voce.
Questo
l’effetto della buona poesia: un incantamento, e l’intimo e vano desiderio che
quel libro abbia braccia per ricambiare il tuo di abbraccio.
Un
tipo di poesia che equivale a “saperne scrivere”, potenzialità mai scontata
negli addetti ai lavori: si acquista in una specifica qualità del tempo, quella
che frutta esperienza e, nel tempo, si fa saggezza.
Mi
è d’obbligo una piccola digressione: lo stile dell’anatra - teoria esposta da
Raffaele La Capria per una buona narrazione - vale due volte, a mio avviso, per il poeta che non ha i tempi distesi della
prosa: il verso dovrà avere la leggiadria dell’anatra mentre scivola sul letto
del lago, nessuno, tra quelli che la osservano, saprà mai - né potrà immaginare
- quale il lavorio delle sue zampette sott'acqua.
