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giovedì 21 maggio 2015

L'ospite indocile di Lucianna Argentino


QUEL SALTO PIENO NELLA VITA


Nel leggere poesia scattano alcune dinamiche tipiche del traduttore: all’inizio sei tu ad ospitare intimamente l’autore; se poi il verso ti prende, lentamente, quasi inconsapevolmente,  vai ad abitarne l’anima: in un libro. È allora che si avvertono i silenzi del poeta, il verso assume il ritmo di un respiro, la parola il timbro di una voce.

Questo l’effetto della buona poesia: un incantamento, e l’intimo e vano desiderio che quel libro abbia braccia per ricambiare il tuo di abbraccio.
Un tipo di poesia che equivale a “saperne scrivere”, potenzialità mai scontata negli addetti ai lavori: si acquista in una specifica qualità del tempo, quella che frutta esperienza e, nel tempo, si fa saggezza.
Mi è d’obbligo una piccola digressione: lo stile dell’anatra - teoria esposta da Raffaele La Capria per una buona narrazione - vale due volte, a mio avviso,  per il poeta che non ha i tempi distesi della prosa: il verso dovrà avere la leggiadria dell’anatra mentre scivola sul letto del lago, nessuno, tra quelli che la osservano, saprà mai - né potrà immaginare - quale il lavorio delle sue zampette sott'acqua.