Dal Blog di Farapoesia
Il testamento
ardente e sincero di una voce stupenda
La
raccolta di poesie che reca il titolo Piccoli
forse scritta da Angela
CACCIA è divisa in
quattro parti: “La torre campanaria”; “Dal grande terrazzo”; “Dalle sughere e
dalle pietre” e “Da una casa
sull’albero”, esse formano una parte del testamento terreno della poeta.
Giunta
alla maturità, la parola poetica chiede alla Nostra un posto immemore
nell’esistenza e nella scrittura: magma cogente da troppi anni in viaggio verso
la luce.
L’io
guerriero gareggia con la parola distendendola nelle diverse direzioni: l’amore
verso sé stessa; l’amore verso la persona amata, i figli, i genitori; ora
l’amore verso i luoghi e la memoria, il mare e l’energia che lo governa.
Non è facile seguire il racconto che si snoda nel labirinto della mente poetica: raggiungere le forme reali da quelle volutamente inventate per allontanare l’avversaria che emerge e compare già nella seconda poesia a pag. 16:
“(…) (fosse tua la perdita, o mia, mi abituo / a declinare la parola morte, denominatore / che non fa sconti a chi resta)”
Non è facile seguire il racconto che si snoda nel labirinto della mente poetica: raggiungere le forme reali da quelle volutamente inventate per allontanare l’avversaria che emerge e compare già nella seconda poesia a pag. 16:
“(…) (fosse tua la perdita, o mia, mi abituo / a declinare la parola morte, denominatore / che non fa sconti a chi resta)”
