Le
bambine di Carroll di Bonifacio Vincenzi
Nel titolo, così nell’esergo,
la chiave di lettura dell’intera silloge, un sapore di pelle vissuta, una sorta
di vademecum, mementi che fanno da argine e cammino. Un contenitore, la vita. Poco
importa se sarà piccolo o grande, il suo spessore non lo dà il tempo -che, di
sua natura, può solo indicare quantità, non qualità- ma l’afflato nell’attimo, la passione a vivere. Il
contenuto è comune a tutti: meraviglie e orrori, torpori letargici e dinamismi
improvvisi, logoranti inquietudini e dolcezze inattese -poi, isole felici.
Ognuno è Alice: quale la strada?... dove andare? Il Nostro ha già un percorso alle
spalle e, di quello, una lettura (Nessuno sceglie la salita pag.13)
Nessuno sceglie la salita
un’ammirabile terribile forza
spinge verso la discesa
Siamo la corsa che ci rende
ciechi
il viaggio infinito e mai goduto
Parlami di me stesso
raccontami dei sogni
lo chiedo a te che sei me
Mio purissimo impostore
creatore del già creato, dimmi
chi distingue più
il durevole dal passeggero
Chi raggiunge più
il distacco con la calma
nessuno sceglie la salita
nessuno ama più la vita
