L’ossessione delle radici
Visioni del sud
nella nodosa corteccia
degli ulivi
frammenti di luce
in comode rate
a colmare gli abbracci inevasi.
Un libro, un taccuino, un caffè
fan da cornice a quest’elioterapia del
ritorno.
Non c’è scadenza, né vuoto a
rendere
in quest’ossessione delle
radici.
Inizio d’emblée con una poesia di
cui l’autrice si serve per scremare da subito il suo pubblico. Sì, perché – e
qui Nietzsche docet – chi scrive dà precise coordinate di sé, di ciò a cui più
tiene, e pertanto, più o meno coscientemente, seleziona il suo lettore. E
quanto grondanti di tempo e tensione siano questi versi lo coglie solo chi, al
sud di ogni origine, ha lasciato – e lascia ogni volta- l’altra metà di sé a
cui basta una breve “elioterapia del ritorno” per ricongiungersi.
La premessa sta ad attestare
che, già questa sola poesia, mi selezionerebbe tra i lettori della silloge di
cui vado a scrivere.