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mercoledì 12 luglio 2017

Parole di un'anima di Antonio Bevilacqua



Parole di un’anima …  a leggerla, questa silloge, opera prima di Antonio Bevilacqua, ritornano come delle sensazioni: da dietro i vetri guardo la neve scendere, la ascolto, ogni fiocco si unisce al manto e, toccandolo, pare dia voce, per attimi, al silenzio assorto di cui è intriso il suo breve viaggio.

Piccole chicche dove la parola è talmente pesata e dosata che fa subito presa sul lettore -a lui spetta, poi, il compito di fare i conti con l’emozione rintuzzata e portare a finitura quei versi, dentro di sé. È la magia della poesia, la sua universalità: se chi la legge si ritrova, emotivamente gli appartiene, così diventa quasi un dettaglio il nome dell’autore.

Antonio Bevilacqua, un giovanottone di Cutro (Calabria), bello ed empatico, è stato attore “ha soggiornato per un periodo a Roma e nella città eterna ha affinato la sua ispirazione artistica potendo frequentare registi del calibro di Mimmo Calopresti, Pupi Avati, Pasquale Scimeca – importante il rapporto col Maestro Vittorio De Seta”. Ma quando -e se- si approda alla poesia, vuol dire raggiungere la consapevolezza di un’esigenza -congenita o acquisita nel tempo?... –, quella di avere un rapporto più profondo con le cose e, soprattutto, con un io che ha tanto da dire, da trovarsi e scovarsi, decifrare e decifrarsi.