La poesia di Angela Caccia è esatta. Possiede un’armonia geometrica. Affonda nella tradizione senza pedanteria. Intravede una scrittura inedita senza posture sperimentali. Avesse un rumore la solitudine/ sarebbe silenzio/ e quello di una stanza d’albergo non dà eco/ eppure/ avanzano tamburi al suono di neve. Attraversando la sua opera L’alveare assopito (FaraEditore, 2022, premiata al Faraexcelsior), mi vengono in mente le passeggiate in uno dei nostri centri storici che testimoniano la civiltà alla quale apparteniamo.
