Il dubbio è, nell’età moderna, segnata dalla riflessione filosofica di
Cartesio, al centro dell’esperienza esistenziale dell’uomo che progressivamente
si è ritrovato sempre più propenso a dubitare su tutto, sull’origine della sua
vita e sul suo destino ultimo, ma anche sul suo presente, che mai può definire
sicuro per l’intrinseca immediata possibilità di cambiamento, come sul suo
stesso comportamento, sempre oggetto di incertezze, interrogativi, perplessità.
Il dubbio si estrinseca in parole, quelle che lo esprimono, per questo
Angela Caccia ne ha fatto il centro tematico della sua seconda silloge poetica Il tocco abarico del dubbio (FaraEditore,
Rimini 2015, pp. 93, € 10,00), titolo impreziosito lessicalmente da
quell’aggettivo “abarico”, di radice greca, di uso esclusivamente scientifico
per indicare il punto di non incidenza delle forze gravitazionali della Terra e
della Luna che, quindi, si annullano a vicenda. In questa sospensione di interrelazioni
viene posto da Angela Caccia il dubbio, quell’incertezza che contraddistingue
tutto il nostro vivere, quasi bloccandolo nel riverberarsi nel molteplice
quotidiano che per questo si fa costantemente problematico.
