La poesia di Angela Caccia si concede
raramente al grazioso, al bel verso d’effetto, pur obbedendo sempre alla musica
che il succedersi dei versi deve produrre, e si tratta di una musica che trova
il proprio ritmo anche dalle pause improvvise e dagli improvvisi silenzi che
seguono a un interrogativo senza risposta, o a una risposta intuita ma lasciata
in sospeso, per pudore di cadere nel consolatorio cui l’esperienza della vita,
coniugata a un certo stoicismo, non consente di abbandonarsi. La sua poesia è
un mettersi a nudo ma non senza pudore, dove lo scetticismo e la speranza si
alternano e si negano continuamente l’una all’altra.
