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sabato 27 giugno 2015

Voce che traduce in suono l’umano – Note di lettura di Tessa Bernardi


DAL SITO SOLOLIBRI.NET

Parlare di poesia non è mai una cosa semplice. Per sua natura, la poesia è soggettiva, intima, troppo personale. Leggere poesia può scatenare, anche nel medesimo lettore, sensazioni molto diverse tra loro a seconda dei momenti, degli stati d’animo, dei luoghi. Ci sono poi, però, poetesse e poeti capaci di raggiungere una sorta di annullamento delle forze in gioco, il “punto abarico”che dà il titolo alla silloge di Angela Caccia, un punto in cui lei, autrice, fa sedimentare il pensiero come “acino di sole”, mentre io, lettrice, non manco di scoprire una voce affine, una voce chiara che profuma di terra, di mare e di vento, una voce che trova parole a me solo momentaneamente aliene per tratteggiare emozioni che risultano immediatamente familiari. È una voce, quella della poetessa, che esprime qualcosa che l’umano sa di avere dentro e lo traduce in suono, ma ancor più in regalo. “C’è un paese in me / che non conosci / periferia / fessure di cielo / Si dimena / un vento di conchiglia che / maledice le sbarre”.