DAL SITO SOLOLIBRI.NET
Parlare di poesia non è mai una cosa
semplice. Per sua natura, la poesia è soggettiva, intima, troppo personale.
Leggere poesia può scatenare, anche nel medesimo lettore, sensazioni molto
diverse tra loro a seconda dei momenti, degli stati d’animo, dei luoghi. Ci
sono poi, però, poetesse e poeti capaci di raggiungere una sorta di
annullamento delle forze in gioco, il “punto abarico”che dà il titolo alla
silloge di Angela Caccia, un punto in cui lei, autrice, fa sedimentare il
pensiero come “acino di sole”, mentre io, lettrice, non manco di scoprire una
voce affine, una voce chiara che profuma di terra, di mare e di vento, una voce
che trova parole a me solo momentaneamente aliene per tratteggiare emozioni che
risultano immediatamente familiari. È una voce, quella della poetessa, che
esprime qualcosa che l’umano sa di avere dentro e lo traduce in suono, ma ancor
più in regalo. “C’è un paese in me / che
non conosci / periferia / fessure di cielo / Si dimena / un vento di conchiglia
che / maledice le sbarre”.
