Nel fruscio
feroce degli ulivi di Angela Caccia (Fara editore), è anche, scrive
nella prefazione Davide Rondoni, soprattutto un volgersi “alla grande
narrazione della fede… un sorprendersi ancora non ‘compiuta’, nascente ancora,
come una possibilità”.
Poesia che nei segni di riferimento si fa immediatamente tensione verso l’Alto: il monte Tabor, il canto del gallo verso del tradimento, il Calvario, ovvero “l’incipit di un’altra storia / il fodero di questa vita”. Morte e rinascita disegnano le loro tracce “tra spazio tempo e sogno”. La poesia sul foglio bianco si fa “utero e ossario di parole” quella parola preziosa “che spiega / mi compiace / e sa quadrare il cerchio”. La nostalgia ripetutamente sottolineata per quell’approdo “dove la coscienza si fa porto” semina parole in fuga “che corrono scalze / su frescure di sabbia tersa”.
Poesia che nei segni di riferimento si fa immediatamente tensione verso l’Alto: il monte Tabor, il canto del gallo verso del tradimento, il Calvario, ovvero “l’incipit di un’altra storia / il fodero di questa vita”. Morte e rinascita disegnano le loro tracce “tra spazio tempo e sogno”. La poesia sul foglio bianco si fa “utero e ossario di parole” quella parola preziosa “che spiega / mi compiace / e sa quadrare il cerchio”. La nostalgia ripetutamente sottolineata per quell’approdo “dove la coscienza si fa porto” semina parole in fuga “che corrono scalze / su frescure di sabbia tersa”.
