DA SOLO LIBRI.NET
Guardare la vita altrui dal buio, quante volte lo abbiamo provato?
In una sera smarrita desiderare panni più semplici e un guizzo di gioia che non
ci appartiene. Così Angela
Caccia con Il tocco abarico del dubbio ci introduce con garbo nel suo mondo,
mentre le piume sbatacchiate di un uccello rendono l’anima partecipe e profonda
nel mistero della vita e del dolore. Ma per la poetessa anche il dolore può
diventare compagno di viaggio, animale da compagnia che non si è cercato ma a
cui infine ci si affeziona tanto da dargli un nome.
Con un linguaggio
ermetico e ricercato, termini preziosi, un periodare franto, permeato di
sentimento che non parla quindi alla ragione ma direttamente all’anima (Poesia è quella parola che, per
fortunate o abili combinazioni, dà più di quanto dice), Angela ci
racconta di sé, di quel sentire sempre la presenza del mare, in un gabbiano,
una conchiglia dalla voce di vento, ma anche in un barcone affondato e in
spoglie che faranno parte di quel grande abisso, mute. E poi fiori tristi,
misti all’asfalto, e l’amarezza al pensiero di aver sprecato l’amore in una
fragilità dell’esistenza che fu nota fin dall’antico a filosofi e poeti, finché
Ungaretti, riprendendo antichi cantori, ci paragonò alle foglie.
