Sarò la persona meno indicata a commentare il libro di Teresa Cuparo:
non leggo narrativa da anni pur avendone fatto incetta fino a quasi trenta. È
un pavimento, quello della narrativa, che sento troppo sdrucciolevole, avverto subito
il tentativo di una “costruzione” e quanto sia lontana dalla realtà. Se proprio
devo, concedo al nuovo e malcapitato romanzo 20/30 pagine: se mi prende, buon
per noi, altrimenti lo defungo.
Al libro della Cuparo, La ballata di Ester edito da Emia, ho abboccato
quasi subito -e quando dico abboccato
ho dinanzi agli occhi l’immagine del pesce che si lascia convincere dall’esca-
perché “impigliata” ad immagini e racconti audaci. Ma quella è solo l’esca: sono
pagine -lo dico subito- che si prestano a diversi e interessantissimi livelli
di lettura.
