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giovedì 26 settembre 2013

Dove le acque si confondono - Recensione di Antonio Magnolo



La poesia è un fiume, tenta sempre di toccare altre sponde e, magari, di confluire in un mare dove le acque si confondano: lettore e autore, persi in un'unica emozione.
Ringrazio il Prof. Antonio Magnolo che ieri ha voluto farmi dono di quel mare che entrambi, a quanto pare, abbiamo azzurrato.

Propongo un suo commento ad una mia vecchia poesia e mi riservo, in seguito, di pubblicare altre sue preziose chicche.




Lettera a mio padre
                                                  
 Ad ogni ricordo caro che si desta,
vibrano dolci le corde del cuore
 ma a volte la loro nenia cela un pianto.


Nel sorriso soave del giorno che muore
scorazza inatteso un vento impetuoso
antico e lontano
che smuove ricordi, smarrite emozioni.

Per strade gremite di luci e di suoni
di frivole risa e strilli infantili
tra volti ansanti a cui davo un nome
gioiosa – rammenti – mi tenevi per mano.

La voce dei platani giungeva insidiosa
nelle ombre fugaci esitavano i passi
folletti e fatine sbirciavano muti
fiera avanzavo ma … serravo la mano.

Tra i volti ansanti ora c’è il mio
la voce dei platani non l’ascolto più
le ombre … 
mi destano sempre paura
e quel vento impetuoso
antico e lontano
scorazza indomito a volte nel cuore.

Ti stringo forte e invano la mano
e sento pulsare in me il tuo calore.


Da internet:  Ogni ulteriore commento a questo componimento, profondamente umano, ma anche oltre l’umano, altererebbe, forse, il significato d’un gesto filiale che è tutto un poema d’amore da non profanare, se e fin dove possibile.