A chi conferma
rotte/calando il piede/nella traccia buona/già calcata/a chi ne imprime di
nuove/col coraggio e la solitudine/della prima orma.
Una dedica ch’è già poesia, questo l’incipit del volume
della Caccia che affascina il lettore e gli preannuncia i temi: il coraggio e
la solitudine, nel dettaglio oserei dire il coraggio delle donne e la
solitudine delle donne “poetesse” che senza nulla togliere alla solitudine
delle altre donne, io comprendo all’istante: “tra due solitudini/ resta un verso/ la chiacchera migliore.
In questa raccolta si respira nel magistero della parola
anche la maieutica dei silenzi, tutto insegna a porsi in ascolto: poesia è quanto – d’amore /o dei suoi
fallimenti – passa dalle mani/grandi silenzi acquattati tra le sillabe/– la
voce, la voce è un tornare in pista – qui/sul foglio, resto negli argini di un
bosco…
Scorrono tra i versi contorni di boschi, stanze chiuse (ci sono stanze col solito tanfo di
solitudine), case vuote…tutto allude a una
reliquia il silenzio..e in quel silenzio vi è memoria dei tempi andati, la sacralità delle nostre pareti, ma vi
è anche tanta solitudine, infatti perfino il
raggio che cade dalle vetrate di casa tua /non tocca terra – e come Te – resta
un’isola.
