Non aver paura
delle emozioni, dei sentimenti e della bellezza è una buona cosa, troppo spesso
considerata fuori moda.
“Il tocco abarico del dubbio”
è una silloge di Angela Caccia che riesce ancora a
commuoverci. Il titolo si rifà a quel punto - il punto abarico - a gravità
zero, dove l’attrazione della terra e della luna si annullano. Lì risiede il
dubbio, che ci permette l’indagine, la quale, a sua volta, istrada verso il sé,
verso un esserci nel mondo, un Dasein di heideggeriana memoria.
Queste poesie, divise in sezioni e precedute da brevi
introduzioni in prosa lirica, toccano argomenti universali che ci accomunano
tutti.
La morte, in primis. “Gli occhi di
una lapide mettono sempre malinconia: non guardano più nessuno”, “il sangue resta tiepido dei tanti sogni interrotti.”
Da una parte essa ci limita, dall’altra, come in Heidegger, ci rende più
liberi, permettendo di ripensare la nostra vita e sceglierne una più autentica.
