Al mattino appaiono la tazza, il vecchio pino, le zolle umide,
fumo dell’alito mentre apri l’auto nel gelo.
Potevano non apparire, non arrivare più qui alla riva degli occhi.
E l’estate c’era, c’è, nella calda bruna memoria dei rami tagliati.
I visi diventano ricordi, le voci gridate stracci silenziosi,
i denti conoscono il sapore del niente
e l’oblio che ha portici e portici infiniti.
Possiamo soltanto amare
strappandoci felicemente figli dalla carne,
