Fare
poesia riguarda la volontà di ricercare una visione alternativa, dare uno
sguardo altro al mondo per poterlo indagare nelle pieghe più nascoste e
scoprirne un senso più pregnante che ai più, assorbiti dalle convenzioni della
quotidianità, irrimediabilmente sfugge. Tale processo, fin dalle origini della
parola poetica (si pensi a Omero - nomen omen), ha sempre avuto forte attinenza
con l’accecamento, inteso metaforicamente come rinuncia all’ordinarietà della
vista, con tutte le sue implicazioni sensoriali, per poter accedere ad una nuova
forma di visione, che spesso procede per successiva rarefazione attraverso
gradi intermedi di oscurità (e si pensi ancora a tutta l’esperienza di poesia
mistica ed in particolare a Juan de La Cruz). La parola come strumento
(verrebbe da dire medium) atto a creare il varco necessario per potersi
riscattare come uomini.
