Ci sono domande che varrebbe la
pena porsi periodicamente, se non altro per ribadire un nostro credo.
L’intervista di Laila Cresta è stata l’occasione
di una splendida passeggiata, altrettanto splendida la sua compagnia.
Sulla rivista on
line www.stanzaerato.com
Di questa donna calabrese, moglie e madre impegnata nel
sociale, ci è arrivata una silloge di
versi liberi “preziosi” come forma e coinvolgenti come contenuto. Della nostra
lingua fa un uso colto ed elegante, e il mondo interiore che ci schiude è ricco di
luci e di profondità nascoste.
1 -Che rapporto c’è fra la tua “vocazione pedagogica” e la scrittura, se esiste un rapporto?
Se vocazione c'è, non è per nulla
intenzionale. Forse è un effetto collaterale e inconscio della mia esigenza di
scrivere per chiarificarmi e raggranellare un minimo di assertività. Ma anche
quella, l'assertività, è della serie: io ho capito e acquisito dei
convincimenti sin qui, non è detto che non ci sia di più, di altro, di diverso.
È il riflesso dell'educatrice che sono e sono stata per i miei figli ai quali
“cerco” (e nel virgolettato è tutta la fatica di non prendere la strada più
sbrigativa, quella dell’autorità genitoriale, tentando invece di innescare nel
rapporto madre/figlio una sorta di empatia, con la speranza che possa diventare autorevolezza e fiducia) di propormi amica
comunque, anche quando mi è difficile comprenderli.
Rammento, a me e a loro, che sono una persona adulta con un suo carico di
conoscenze basate sull'esperienza: non avranno l’imprimatur dell’infallibilità,
ma indicano comunque strade già battute.
