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martedì 30 maggio 2017

Alessandro Ramberti su Piccoli forse



È UNA FERITA LA BELLEZZA – Dal blog FARAPOESIA


“… mi abituo / a declinare la parola morte, denominatore / che non fa sconti a chi resta) // non chiedermi il perché / di questi adombramenti / il vento – a volte – ha carezze tristi” (p. 16). Se la morte, come ci ricorda Leopardi nelle Operette morali, è “nemica capitale della memoria” eppure ha care la Rime del Petrarca, trovandovi il suo Trionfo, la nostra vita – mutevole e precaria in vario grado e comunque a scadenza – non può che veleggiare umanamente in bilico fra essere e non essere (si veda la precedente raccolta Il tocco abarico del dubbio) e fare del “forse” una strategia di sopravvivenza. Certo rimane sempre aperta la prospettiva della fede, che ingloba l’incertezza e dà sostanza alla speranza, ma Angela Caccia sa ben essere ancorata anche alla quotidianità, con le sue fatiche (“… si viaggia tutti / con un’Itaca nel cuore e il puzzo / di un incendio domato addosso”, p. 34), le sue svolte inattese se non incredibili/incomprensibili (anche in senso positivo), le sue domande eterne che rimangono razionalmente senza risposta, se non appunto dubitativa o contraddittoria: “(quale dose di distrazione è concessa / perché il peccato si chiami buona fede?)”, p. 56; “e chissà se le stelle profilerebbero / il tuo volto se le legassi / con un tratto di matita”, p. 58; “i sogni, solo nuvole che s’azzuffano / – la realtà è da sempre dissidente – / ma non sarà un sogno a dilaniarti, / piuttosto il non crederci fino in fondo”, p. 73.