ACCIAIOMARE
– IL CANTO DELL’INDUSTRIA CHE MUORE
Angelo
Mellone – Marsilio Editore 2013
Tutto
ruota intorno a un ricordo: nello stabilimento dell'Italsider viene celebrato,
alla presenza di migliaia di addetti ai lavori
-dirigenti e operai- il rito funebre di uno di loro, morto tra i veleni
di quella fabbrica -non è uno dei tanti, ma tra i fondatori. Alla fine del rito,
qualcuno consegna al figlio tredicenne - il nostro autore- l'elmetto giallo con
su stampigliato il nome del padre (pag.30)
Qui niente lacrime
neppure per il ragazzino intabarrato
in scioccata
compostezza,
anche lui soldatino
attrezzato del casco di suo padre
qui la civiltà chiede
carne
e carne riceve
e sangue che orina
orgoglio e non piscio,
e sia maledetto chi
sputa sulla Storia
“Ē tān ē epi tās ”o reggendo lo scudo (da vincitore),
o steso sullo scudo (da morto). Era il motto del guerriero spartano: gli era
consentito di essere vinto solo al prezzo della sua stessa vita. Alcune “vittime
del lavoro” hanno lo stesso profilo e il virgolettato, nello specifico, non
rende giustizia senza il chiarificato di Primo Levi "l'amare il proprio lavoro, privilegio di pochi, costituisce la migliore
approssimazione alla felicità sulla terra” - (pag.35)
