Dal blog Nuance – Parole in libertà
Grazia e disgrazia della poesia
“Nel fruscio feroce degli ulivi”, un titolo che ha il sapore del tradimento se pensiamo al Getsemani, dove il Cristo fu tradito. Feroce come inizio, rapidissimo, spiazzante ma procreatore di vita o nuova vita. Il poeta sa che dal disumano potrebbe nascere l’umano e Angela Caccia è consapevole che, oltre lo spazio, oltre il tempo e al di là di quel sepolcro vuoto comincia la vita. Quello che viviamo non è altro che un passaggio, un fodero come direbbe Angela, che annuncia qualcosa di più reale: “la sintesi di esseri uomini/ è la morte/ e tu l’avrai varcata con pudore/ a mani alzate” è quanto scrive in un poema della raccolta.
