Ho già avuto occasione di scrivere sulla poesia di Angela Caccia; di
apprezzarne la voce genuina, ardita, generosa, fuori da schemi, da smarrimenti
di sfogo intimistico; ella si riaffaccia alla scena letteraria con una
plaquette editata per i caratteri di Fara Editore nell’ottobre del 2017, dove
il gioco della parola si fa interessante con le sue sinestetiche intrusioni di
pura intuizione creativa. Mi piace riportare una tranche del mio scritto sul
suo Piccoli forse. Lieto Colle Editore. 2017: “…Una parola sempre accanto, vicina, disponibile ma
ardita, intrepida, svincolata, di fattura umana e oltre, della cui compagnia la
Caccia non può fare assolutamente a meno, dacché di essa si ciba; è essa che la
conduce sulla strada della possibilità, verso un difficile approdo per una
navigazione in mari folti di tenebra e di mistero…”
