Angela Caccia
“Il tocco abarico del dubbio”
Fara Editore, 2015
“Chi scrive, in fondo, ha solo sé come scandaglio, sé da proporre, in ricchezza e in povertà”. Così Angela Caccia, in una delle prose poetiche (genere per il quale ammetto una segreta predilezione) che scandiscono le sezioni di questo libro. E continua: “Non credo a quanti dicono di volersi sfrondare del personale e porgere in una versione universale. Tra veli e disvelamenti si può offrire unicamente sé stessi al lettore”.
E dunque, quale sé porge Angela
al lettore? Il titolo ci fornisce una chiave di lettura: il dubbio, con il suo
tocco “abarico” (confesso, ho dovuto ricorrere al vocabolario, esercizio del
resto sempre utile: “abarico” è il punto in cui la gravità della Terra e quella
della Luna si annullano a vicenda). Un sé fluttuante, quindi, che diventa
il crivello attraverso cui filtrare il mondo esterno. Un sé tutto calato nello
spazio e nel tempo, nel puro esserci heideggeriano,
citato dall'autrice stessa.
