Pochi giorni fa rinnovavo
telefonicamente a Griselda Doka i miei auguri per questo suo libro –che, spero,
abbia l’affermazione che merita-, e lei mi palesava un suo timore “…io non sono
italiana”.
Pur sapendo bene che la nostra poetessa è albanese, mi sono stupita,
non tanto della sua risposta, ma del mio eccessivo stupore a quella risposta. Conclusa
la nostra conversazione, ho voluto frugare un po’ nelle emozioni. E sono
giunta ad una conclusione: la poesia è un paese con una popolazione,
geograficamente parlando, di apolidi: qui non fa cittadinanza l’essere nati,
persone, in uno spazio, ma la nascita di un pensiero poetico, che viene subito
imbracato e cullato su un foglio. E quando parlo di pensiero poetico, parlo del
più potente veicolo di emozioni – la Dickinson a riguardo scriveva
Se leggo un libro che mi gela tutta, così che nessun fuoco possa scaldarmi,
so che è poesia.
Se mi sento fisicamente come se mi scoperchiassero la testa, so che quella
è poesia.È l’unico modo che ho di conoscerla. Ce ne sono altri?

