Visualizzazione post con etichetta Solo brevi domande esiliate di Grisenda Doka. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Solo brevi domande esiliate di Grisenda Doka. Mostra tutti i post

martedì 10 novembre 2015

Solo brevi domande esiliate di Griselda Doka


Pochi giorni fa rinnovavo telefonicamente a Griselda Doka i miei auguri per questo suo libro –che, spero, abbia l’affermazione che merita-, e lei mi palesava un suo timore “…io non sono italiana”

Pur sapendo bene che la nostra poetessa è albanese, mi sono stupita, non tanto della sua risposta, ma del mio eccessivo stupore a quella risposta. Conclusa la nostra conversazione, ho voluto frugare un po’ nelle emozioni. E sono giunta ad una conclusione: la poesia è un paese con una popolazione, geograficamente parlando, di apolidi: qui non fa cittadinanza l’essere nati, persone, in uno spazio, ma la nascita di un pensiero poetico, che viene subito imbracato e cullato su un foglio. E quando parlo di pensiero poetico, parlo del più potente veicolo di emozioni – la Dickinson a riguardo scriveva

 Se leggo un libro che mi gela tutta, così che nessun fuoco possa scaldarmi, so che è poesia.
Se mi sento fisicamente come se mi scoperchiassero la testa, so che quella è poesia.È l’unico modo che ho di conoscerla. Ce ne sono altri?

mercoledì 2 settembre 2015

Solo brevi domande esiliate di Grisenda Doka



Ci sono libri di poesia che si stagliano con forza e, verso dopo verso, ergono nell’intimo come un paese, e lo ami da subito per quel tanto, o per quel poco, di misterioso che ritorna e affascina.  Libri che, una volta letti e richiusi, continuano a riverberare un gusto pieno, così variegato, difficile da ricondurre ad un quid unicum.

Ho il dubbio che sia stato il mio olfatto a leggere questa silloge: un potpourri di spezie avvolge travolge stordisce. Difficile capire la provenienza di ogni afflato, ma è tangibile la solidità di un profumo che gli appartiene e lo connota.

Tema di alcune liriche, uno struggente amore filiale; in altre ritorna, in un sommerso e imprescindibile fil rouge. Declinato in più sfaccettature, l’anima dell’autrice, sovrapposta a quella della madre o del padre, è dolente: non si identifica; oppure assurge ad un prolungamento del loro spirito quasi a completarlo e rinnovarlo; ora è un “felicemente altro”  dall’origine a cui resta profondamente grata.