Fin dalle prime liriche mi
era frullata un’idea sul loro sapore, idea che continuavo a rigettare, pensavo riflettesse
la paranoia di alcuni poeti cattolici: il voler intravedere, a tutti i costi,
stratificazioni di cristianesimo. Infatti, così non è, ma riaffiora un
tema che prepotentemente lo richiama, un’assenza/presenza racchiuso in un che di
malinconico, a tratti nostalgico: l’infinito. Aria fritta la mia -si dirà-,
è nostalgia che affligge la stragrande quantità di poeti e artisti. Ma qui –
obietto io - ha come colorazioni –splendide caleidoscopiche - tutte sue, perché
pare – pare… - che nemmeno lo si cerchi quell'infinito, eppure … di lui qualcosa accade. Varrà bene una metafora su
questa poesia e il suo autore per inquadrarlo al meglio: un aquilone, vive con
pienezza il pezzo di cielo assegnatogli, fin troppo consapevole del suo guinzaglio.
