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venerdì 14 agosto 2015

Oltre il margine di Sergio Pasquandrea



Fin dalle prime liriche mi era frullata un’idea sul loro sapore, idea che continuavo a rigettare, pensavo riflettesse la paranoia di alcuni poeti cattolici: il voler intravedere, a tutti i costi, stratificazioni di cristianesimo. Infatti, così non è, ma riaffiora un tema che prepotentemente lo richiama, un’assenza/presenza racchiuso in un che di malinconico, a tratti nostalgico: l’infinito. Aria fritta la mia -si dirà-, è nostalgia che affligge la stragrande quantità di poeti e artisti. Ma qui – obietto io - ha come colorazioni –splendide caleidoscopiche - tutte sue, perché pare – pare… - che nemmeno lo si cerchi quell'infinito, eppure … di lui qualcosa accade. Varrà bene una metafora su questa poesia e il suo autore per inquadrarlo al meglio: un aquilone, vive con pienezza il pezzo di cielo assegnatogli, fin troppo consapevole del suo guinzaglio.