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martedì 21 maggio 2013

Quello strano e duro “feroce” del titolo - recensione di Fulvio Sguerso




Una summa che mi ha intimamente commossa per quanto ha saputo raccogliermi.

Il mio Grazie al Prof.  Fulvio Sguerso.



Dalla Rivista on line Trucioli Savonesi





E' il verso -un decasillabo- musicale ed enigmatico con il quale Angela Caccia (poetessa nata e residente a Cutro, in provincia di Crotone, autrice de Il canto del silenzio, Napoli 2004) ha intitolato la sua nuova silloge poetica (FaraEditore, 2013) composta di visioni, idilli, paesaggi mediterranei, riflessi e ombre, fugaci autoritratti “frammenti di sé che / il giorno ha disperso”, dediche e cablogrammi quasi medianici a persone care, al di qua o al di là della “linea di confine” tra cielo e mare, acqua e terra, notte e giorno, superficie e profondità, visibile e invisibile, quotidianità ed eternità, incanto metafisico e “pane spezzato insieme”, confessioni e preghiere al Padre nostro ma anche racconti e invocazioni a “un dio / che non si commuove”...