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domenica 4 gennaio 2015

Dalla mia fetta di Italietta


www.youtube.com/watch?v=x3wBKtlRLOI


A quanto pare, anche quest’anno dovremo accontentarci della nostra Italietta. Dilaga il suo riflesso, dai piccoli comuni come il mio alle grandi metropoli: tutto all’insegna della deminutio dignitatis. 

Anche quest’anno, con interesse sempre minore, osserveremo gli uomini di potere – se ci si soffermasse a sondare la prima di qualifica, uomini, tremerebbero le vene ai polsi!-, litigare tra loro, nel marciume generale, chi è la mela meno marcia, come se ciò fosse un merito e li si dovesse ringraziare per quella furfanteria “controllata”.

Dove sono i voli alti? Dove le vette?...
Chi ancora ha la grazia, in una fatica sempre più insondabile, di uno sguardo alto – e bisogna tenere duro!
Cerca una maglia rotta nella rete/che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!/Va, per te l’ho pregato -
non ha perso il sano sentimento dell’indignazione, lo ha solo, per autodifesa, depurato dal disprezzo: un impulso che, per quanto riferito a un disvalore, innesca un’energia che va a sprecarsi se accesa su esseri piccoli, con un orizzonte ad una spanna dal naso e il cuore troppo vicino al buco del culo. 




lunedì 15 ottobre 2012

Non avrei voluto una prefazione

     
Se è facile capire le spinte che incoraggiano a scrivere, è un mistero la motivazione vera  che invoglia a pubblicare, a  cedere qualcosa di sé, forse la più preziosa, certo la più riservata. 
     I versi sono lacrime che un poeta non ha saputo piangere e sorrisi che ha cercato di imbrigliare, oscillando tra il tentativo di vivere e un grande progetto di vita.

     Ogni prefazione a versi è una chiave di lettura sulla quale influiscono le proprie lacrime e i sorrisi, e segna quasi un percorso obbligato, per molti aspetti, deviante.
     Se è vero che sulla punta della mia penna hanno vibrato emozioni e pensieri, gli stessi, o forse altri, raggiungeranno liberamente il lettore attraverso quella che non è solo la “mia” poesia, ma un luogo comune da condividere - la terra delle emozioni - e la gratificheranno col dono dell’universalità.
(settembre 2004)                                                                     

Angela Caccia

IL DRAMMA DELL’ESISTERE

         I nostri scrittori sono molto poco gratificati in patria, mentre poi altrove vengono adeguatamente innalzati alla gloria degli allori; è il caso, tra tanti, della scrittrice Angela Caccia, autrice di una raccolta di liriche presentata qualche mese fa in Santa Severina. Il testo é titolato “Il canto del silenzio” e comprende 39 componimenti in versi sciolti. Sorvolo sul fare commenti sul fatto che troppo poco ci si spreca nel promuovere e gratificare la nostra cultura, per ammettere invece che  un risveglio culturale generalizzato finalmente esiste nel territorio provinciale, spontaneo, di alto livello. Mi riferisco, oltre alla suddetta raccolta, alle numerose recentissime pubblicazioni (anno 2004), quali l’aulico libello di Lucia Bellassai titolato “2004: ventidue tramonti”, la traduzione dell’Inferno Dantesco in dialetto crotonese di Daniele Paonessa, il romanzo storico “I signori dei Castelli” di Nino Cosco, quindi “Il pensiero olistico di Ippocrate” di Francesco Lopez, ed ancora “Cercare Dio nella prova” di Serafino Parisi e “Pensare la fede” di Antonio Staglianò. E l’elenco sarebbe lungo, ed altre opere vi sono in corso di stampa.