Gentile Professor Conte,
mi scusi sin da ora se questa mia
ha la fantasia e l’ardire di distoglierla da cose molto importanti.
Quand'ero piccola, sui vetri appannati della finestra disegnavo col dito i contorni di monti lontani e innevati che mi si paravano davanti, mi illudevo di toccarli ma li sentivo più vicini: con lo stesso spirito, oggi le scrivo. Non so ancora, non credo vorrò firmare queste parole che ritengo -presumo- siano e saranno le parole di tanti.
Quand'ero piccola, sui vetri appannati della finestra disegnavo col dito i contorni di monti lontani e innevati che mi si paravano davanti, mi illudevo di toccarli ma li sentivo più vicini: con lo stesso spirito, oggi le scrivo. Non so ancora, non credo vorrò firmare queste parole che ritengo -presumo- siano e saranno le parole di tanti.
A me fa male vedere, sentire questa
mia terra -Crotone e la Calabria tutta- come ‘dimenticata’ dal resto della nazione:
dimenticata nelle sue sofferenze e povertà; nei suoi tanti splendori che, non
solo la natura, ma anche una storia grande ci prodigano; nelle tante forme d’arte
che pullulano e si nutrono di tutto il bello che le circonda.