Quando le domande portano la
firma dell’esperienza. Incontrare Nicoletta Cherubini è uno di quei piaceri che
solo certe occasioni sanno riservare.
In attesa del debutto ci siamo
isolate in un piccolo teatro: porte chiuse, sedie vacanti e, da fuori, la
trepidazione dell'inizio che filtrava vigorosa.
Tutto si è svolto con il ritmo dell’uno-due tennistico: alla domanda spontanea e intelligente, la risposta di getto.
Parlare di poesia con Angela
Caccia, la vincitrice del Giugno Locrese 2026 con un'opera poetica dal titolo
"Di lentissimo azzurro", edita da Campanotto Editore, è stato Come
intrattenersi con una antica donna Samurai, armata, ma nel contempo disarmante
nel suo misurato eloquio, sostenuto da una ferrea saggezza e da un profondo
senso di identità. Dalle pieghe del suo cangiante kimono sono emersi alcuni
intriganti segreti della sua scrittura poetica, rivelati con equanime intento.
Con quella semplicità che denota consapevolezza, sicurezza, partecipazione e
insieme la giusta distanza, l'equilibrio del dire nel parlare di sé.
Incuriosita dalla incantevole
sinestesia racchiusa nel titolo, le chiedo: Dov'è l'azzurro, in questa sua
opera? Dopo una breve esitazione, Angela risponde: «A volte è un balenio,
lo vedo da lontano, a volte invece mi sembra di maneggiarlo, perché è una forma
di equilibrio. Veste parecchi volti, questo azzurro. Non saprei dirle di
preciso cosa sia. È sempre qualcosa di estremamente materico. Cerco di dare un
significato, però mi sfugge, e forse è proprio il significato della poesia che
non ha un suo recinto; quindi, è questo vagare e prendere ogni tanto qualche
cirro, acchiapparlo e metterlo sul foglio».
"Si, questo si, quando
il sogno è rimasto sul cuscino! E allora vai ad arginarlo e, soprattutto se era
un sogno bello, a cercare il piacere di portare con te, il più a lungo possibile,
quel sapore. Per questo cerchi di bloccarlo subito".
Cosi, la mano della Poetessa-samurai argina e
cattura e, in verità e corrispondenza col suo nome, resta vigile a caccia di
poesia, nell'arido terreno di resistenza opposta dalla quotidianità e ne Mundus
imaginalis che ne è la migliore via di fuga. L'anima mite, ma focalizzata e
combattiva, si impegna per arginare sogni, per afferrare lembi di cirri e lampi
di azzurro e per portarli da quest'altra parte, appagata dal distendere le sue
prede su un foglio, offrendole a se stessa e al mondo. Arriva infine I ‘ultima,
inevitabile domanda: Perché lei scrive poesia? Cosa le dà la poesia?
Nicoletta Cherubini
Da Incipit Sistema comunicazione
