lunedì 20 aprile 2026

Finalista al XXXIX edizione del Premio Lorenzo Montano - 18 Aprile 2026


Il 18 aprile, presso la Biblioteca Civica di Verona, si è tenuta la cerimonia di premiazione della XXXIX edizione del Premio Lorenzo Montano. La gioia di esserci e l'incontro con amici ritrovati hanno in parte mitigato la tanta stanchezza di un viaggio iniziato nel cuore fondo della notte.

Sotto il profilo poetico, sono cresciuta nel mito di questo Premio, una delle realtà più autorevoli del panorama nazionale, definita da una serietà e una competenza fuori discussione. Le menzioni e le segnalazioni ottenute negli anni — maturate tra l’incertezza del lavoro sui testi e l’attesa del verdetto — hanno scandito il mio percorso, prefigurando traguardi più ambiziosi.

Ritrovarmi oggi finalista nella sezione "Poesia singola inedita" non è solo una gioia profonda, ma lo stimolo a rimettermi in gioco in un agone che ha ormai assunto i colori della stima reciproca.

Con cuore grato e amico


MOTIVAZIONE DELLA GIURIA

Nell’allegoria dell’inverno, Angela Caccia descrive il male di vivere come un sentire intimo, emotivo, dissonante e distonico, propenso alla resa. Ben consapevole dello slancio vitale della specie, che per natura tende alla lotta, alla sfida, a quei “sogni dall’alto che ci sorvegliano”, con questa spossatezza la poeta allude a uno sguardo generazionale, o forse a un’epoca intera, la nostra. Caccia tuttavia ci dice che in quella resa, in quel disfarsi delle cose, non più frontali, ma partecipi anche loro alla sconfitta, le cose nostre sorelle, l’anima languisce, stemprando il dramma in elegia. Come nella poesia incipitaria del Canzoniere petrarchesco, la chiusa universalizza l’assunto che la caduta, lenta e inesorabile, appartiene a tutti gli esseri, trasformando così la contingenza in destino meno doloroso.