La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Angela Caccia
Capita
e lasci la preda - o preda
lanci segnali di soccorso è allora che
t’accorgi
di quanti tuttavia sei ricolmo
e come è morbido e remissivo
il veleno di alcuni fiori
ma la poesia civile è sangue - indelebile
nell’affronto/confronto
bianco e nero Yin e Yang.
Avventurarsi nella tana del lupo
esplorare il più forte nel territorio del pericolo
dormire magari il suo stesso sonno
e poi
quello dell’agnello
svelarne la vulnerabilità l’innocenza
la calma degli indifesi
sarebbe un prezzo congruo perché l’umano ci modelli
peccato che il sofista di turno
faccia il giro del mondo mentre
la verità
viaggia su auto di seconda mano
Tentativo di questi versi, evidenziare come, alcune dinamiche intrinseche – potere e vulnerabilità, sfruttamento e resistenza, preda e predatore – siano nel nostro tessuto sociale dove, oggi più che mai, il forte schiaccia il debole. L’immagine dell’“avventurarsi nella tana del lupo e poi in quello dell’agnello” evidenzia spazi di conflitto che devono sfociare necessariamente in dialogo: solo una valida comunicazione abbatte muri, trasforma le dinamiche predatorie in opportunità per la coesistenza e la solidarietà.
La poesia civile in genere, sottolinea come la scrittura, e l’arte nel suo complesso, siano validi strumenti di denuncia e, al contempo, atto di resistenza nella misura in cui si propongono come veicolo di cambiamento e consapevolezza.
Non esistono “proprietari di questa terra”, solo usufruttuari:
[…] siano benedetti
quanti -estranei a quel sole e a quella notte –
in una marcia sonnolenta
si aggirano tra i vicoli dei nostri sogni
a ribadire che tutti siamo fame
e tutti bisogno
[Di lentissimo azzurro ed. Campanotto, 2025]