giovedì 26 marzo 2026

Ospite della rubrica di Rita Pacilio su La poesia e lo spirito

 

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Angela Caccia

Capita 
e lasci la preda - o preda 
lanci segnali di soccorso    è allora che 
        t’accorgi 
        di quanti tuttavia sei ricolmo 
        e come è morbido e remissivo 
        il veleno di alcuni fiori 
ma la poesia civile è sangue - indelebile 
nell’affronto/confronto 
bianco e nero Yin e Yang. 

Avventurarsi nella tana del lupo 
esplorare il più forte nel territorio del pericolo 
dormire magari il suo stesso sonno 
e poi 
quello dell’agnello 
svelarne la vulnerabilità l’innocenza 
la calma degli indifesi 
sarebbe un prezzo congruo perché l’umano ci modelli 
peccato che il sofista di turno 
faccia il giro del mondo mentre 
la verità 
viaggia su auto di seconda mano

Tentativo di questi versi, evidenziare come, alcune dinamiche intrinseche – potere e vulnerabilità, sfruttamento e resistenza, preda e predatore – siano nel nostro tessuto sociale dove, oggi più che mai, il forte schiaccia il debole. L’immagine dell’“avventurarsi nella tana del lupo e poi in quello dell’agnello” evidenzia spazi di conflitto che devono sfociare necessariamente in dialogo: solo una valida comunicazione abbatte muri, trasforma le dinamiche predatorie in opportunità per la coesistenza e la solidarietà.

La poesia civile in genere, sottolinea come la scrittura, e l’arte nel suo complesso, siano validi strumenti di denuncia e, al contempo, atto di resistenza nella misura in cui si propongono come veicolo di cambiamento e consapevolezza. 

Non esistono “proprietari di questa terra”, solo usufruttuari: 
[…] siano benedetti
quanti -estranei a quel sole e a quella notte –
in una marcia sonnolenta
si aggirano tra i vicoli dei nostri sogni
a ribadire che tutti siamo fame
e tutti bisogno

[Di lentissimo azzurro ed. Campanotto, 2025]