giovedì 23 marzo 2023

NOTA DI LETTURA DI RAFFAELLA ROSSI


     "La vita dentro un favo"

Immaginiamo la nostra dimensione interna composta da tante celle esagonali, un favo con migliaia di celle, nascosto sotto un ramo o nell’incavo di un tronco. Proprio in questo nido, avvolto dal mistero, si genera la consapevolezza della poesia di Angela Caccia.
L’alveare assopito è una raccolta poetica basata su un ritmo sospeso di versi, privati di punteggiatura, quasi a creare parole aeriformi e vibranti, come il ronzio fascinoso delle api che librano, si annidano e impollinano.

Parole come api, ognuna con un compito definito, mai vuote, piene di aria respirata in ogni angolo della giornata. Così riusciamo a percepire gli istanti di vita del poeta: le notti e i giorni, il roseto addormentato sul ciglio delle strade, la luna lontana, case, tetti e le stagioni, distinte da un sogno nitido e ben definito. “Infallibile regia della natura/partecipiamo al congedo della rondine/sulla rampa ripida dell’autunno/e tutti a cercare l’ultima rosa/In primavera sbendiamo l’inverno/increduli che l’aria sia tornata/a profumare di ogni sorta di parto (…)”. Ogni parola ci racconta uno scenario vissuto, in modo minuzioso e contemplativo, un mondo fatto di silenzi e solitudini, difficili da “vuotare”. Angela, nel silenzio, trova l’unica forma di comunicazione: “Poesia è ciò che non è accaduto/ e calò il silenzio/ come unica forma di eloquenza”. Il poeta, nonostante il ronzio esterno, non può “togliere il silenzio alle cose”, perché nei dettagli afoni dell’assenza-presenza, la poesia parla, diventa casa. Proprio nel suo alveare, il poeta “s’affida al foglio”, cosciente del “lato ghiacciato” delle parole: scrivere significa anche riaprire le crepe e aspettare che il sole le asciughi per diventare collante tra le ragioni della vita. Angela genera la sua poesia come fa un’ape regina quando si alza in volo: la poesia, sovrana indiscussa del suo alveare, di quelle celle assopite dal ritmo della penna, a volte troppo incalzante e lacerante. Al poeta basta un volo sul foglio per ritornare nell’alveare (nel suo luogo caro) dove ricostruire la vita, nonostante “le pietre d’inciampo”.

Raffaella Rossi

Poesie tratte dalla raccolta:

Dislocare vita sul foglio le dà 
spessore ma un’accozzaglia di parole 
non trova il bandolo – ovunque 
solo pietre d’inciampo

Tutto sa di tenerezza e tutto è distanza 
non è facile togliere il silenzio alle cose

– … smalizialo allora il verso 
tenta l’approdo qualunque! – ma 
la voce si incrina

Dicono sia la perdita 
la misura dell’amore e a me resta 
un pezzo di vita mancata dalla 
parte del buio

*

Ti direi che è facile vuotare 
le parole conoscerne il lato 
ghiacciato 
o l’alveare assopito – 
alcune a deviarne una sillaba 
tornano crepe – bisognerà 
attendere che il sole le asciughi 
scongiurare solitudini in cattività 
gli alberi in lutto ostinato e altre 
ghiottonerie del dolore – tu 
conserva sempre memoria del bianco 
un diario minimo del ritorno