martedì 2 luglio 2013

Un libro ambizioso - recensione di Alfredo Panetta


Nel mare magnum di internet ci sono incontri più o meno felici, più o meno fortunati e interessanti, altri che hanno dell'ineluttabile: la terra, la tua terra, te la porti dentro, come un santino, ovunque vai, e fa da magnete. Alfredo Panetta, nativo di Locri e residente da tempo a Milano, autore in vernacolo calabrese di versi apprezzati dal nord al sud della penisola, e particolarmente amati dalla sottoscritta.



Ogni volta che mi appresto a leggere la raccolta di un autore/ice che non conosco, mi sento come un bambino alla scoperta del mondo. Scoprirò luoghi meravigliosi? vedrò colori dalle sfumature esotiche? m’innamorerò di nuove parole? L’autore/ice mi proporrà la sua visione del mondo, ed eventualmente che connotati avrà? Ho accettato con piacere di scrivere due parole sul bel libro d’esordio di Angela Caccia: Nel fruscio veloce degli ulivi (Fara Editore, 2013). E, dopo averlo letto per la terza-quarta volta, ho stampata nel viso la soddisfazione di chi ha speso bene il proprio tempo.


Poche cose nella vita danno gioia e senso di compiutezza come la lettura di un buon libro. E’ un libro onesto e ambizioso nello stesso tempo. Onesto perché Angela mette a nudo la sua anima cercando di coinvolgere il lettore nel suo “cerchio vitale”. La scrittura è alla base della sua ricerca ma non si pensi a un’operazione priva di rischi ( È un campo di battaglia il foglio/ se cerco di dare il nome a un dolore/ implode/ s’appanna la parola/ dalla gola sputo il verso). D. Walcott sostiene d’altronde che non c’è prigione più dura che scrivere versi. Angela ha un bisogno impellente di interrogarsi ed interrogare il lettore sulle proprie radici (terra d’origine/ dove nacqui/ vivo e rinasco/ ogni volta che muoio). Angela Caccia è consapevole della valenza epica della sua terra, dove o si è parte di un tutto, di una storia comune, o non si è. Ecco allora giustificato l’accento sulla dicotomia vita-morte, sublimata negli splendidi versi La morte/ sbuccia ogni giorno/ una scorza d’umano. Né sono assenti nella poesia di Angela riferimenti a temi sociali d’attualità (I vecchi, Lettera alla Mafia, Cronaca) che dimostrano una particolare sensibilità verso la sofferenza umana al di là dell’individualismo dominante di qualche decennio fa.

Non è più tempo, sembra dirci Angela, di cercare la felicità solo in noi stessi, non si può. Ma l’elemento dominante del “cerchio vitale” di Angela sembra essere la fede. Non la fede di un cattolicesimo formale e distante dagli uomini ma quella genuina dei Vangeli che ci mostra il “sepolcro profumato e vuoto” del Cristo. La fede dell’umanissima Maria che non può non commuoverci quando, nella bella poesia-confessione Dal vangelo di Maria, dice: …in quell’abbraccio sciolsi/ la paura e raccontai di un terrore che m’artigliò/ il petto, dello stupore che gelò il pianto… In linea, permettetemi la forzatura, con il nuovo vento portato al cattolicesimo e al mondo intero dall’elezione di Papa Francesco. E’ un libro ambizioso perché Angela abbraccia con coraggio tanti temi che probabilmente saranno focalizzati nelle sue prossime produzioni poetiche. E noi le facciamo gli auguri più sentiti. Buona poesia, Angela.



Alfredo  Panetta