domenica 21 aprile 2013

Intervento di Davide Zizza al convegno Lions del 14.4.13




Uno dei più grandi filosofi dell’esistenzialismo spagnolo, Miguel de Unamuno, disse che la filosofia è più vicina alla poesia che alla scienza.
Vorrei quindi partire dall’idea di pensiero connesso alla poesia per descrivere la raccolta di Angela Caccia Nel fruscio feroce degli ulivi. Il pensiero perché venga comunicato deve vestire un abito, deve essere tradotto e il linguaggio, si sa, è la sua migliore traduzione. Il linguaggio fissa il pensiero. Il linguaggio è il suo recinto, non in senso limitativo, ma nel senso che dona stabilità. Il recinto mi evoca il termine ebraico “pardès” che significa appunto recinto, e da cui deriva il nostro paradiso. Quindi il paradiso del pensiero è la poesia. Pardès-paradiso. E lo spiega bene la poetessa in due passi.

È campo di battaglia il foglio
se cerco di dare il nome a un dolore
implode
s’appanna la parola
dalla gola sputo il verso
poi tutto s’acquieta

ti trascino il mio vento
e ne cerco il colore quando
fruga convulso tra le foglie

In questo paradiso, per riprendere il titolo della raccolta, c’è il fruscio del vento: quel vento è la verità del pensiero espressa in poesia. L’immagine ora fornita è la reale dimensione dell’intera raccolta di Angela Caccia, che la nostra poetessa riesce a catturare con due attitudini, l’umiltà di chi soffre per trovare la parola giusta e la disinvoltura di chi è desiderosa di comunicarla. Il planare del verso sul foglio è come quando una farfalla passando sfiora col battito delle sue ali. La scrittura come farfalla, persino il grande poeta russo Iosif Brodskij aveva preso ad esempio la farfalla come immagine-archetipo della poesia e della scrittura.

Ogni filo d’inchiostro
è un darsi al foglio
l’abbandonarsi in
quello stesso abbraccio

Ecco, la scrittura si fa una cosa sola sulla pagina, inchiostro e foglio, come due persone che si stringono formano un solo abbraccio, così la poesia è fusione, unione. Non è una concessione questa: è dire che la scrittura è una grande responsabilità perché, come dicevamo prima, è il vettore del pensiero.
Della raccolta mi colpisce in particolar modo la densità metafisica di cui è pervasa l’opera, la raccolta possiede una dimensione cristiana, non solo nel senso noto di una fede, ma cristiana nel suo respiro più ampio e spirituale, cioè nella profonda coscienza che il soffio che abbiamo dentro attraversa in maniera trasversale le esperienze più profonde come le più semplici. La raccolta di Angela Caccia conferma ancora una volta l’affermazione filosofica non solo di Unamuno, ma anche di un altro grande filosofo tedesco, Heidegger, il quale dice che il linguaggio è la dimora dell’uomo e i suoi guardiani sono i poeti e i filosofi. Alla fine di questo percorso troviamo che la nostra percezione è cambiata, abbiamo ascoltato una voce nel vento, ci siamo fermati ad ascoltare nel fruscio fra gli alberi che la verità ha soffiato non nelle nostre orecchie, ma nel nostro cuore.


Davide Zizza