venerdì 8 dicembre 2017

Motivazione al Primo premio PLII - 2017




Angela Caccia
(Italia)
Piccoli forse
ITALIANO. Disciolta nel verso definitivo di questi stupendi Piccoli forse, colpisce una mistica dell'anti-parola.

Come tornando a valicare la soglia del tempio di Delfi, nel momento cioè che separa la chiarezza della domanda dall'ambiguità della risposta, Angela Caccia capovolge la gerarchia degli umani opposti: non il giorno, bensì la notte; non la ragione, bensì il sogno; non la parola, bensì il silenzio. In questa ristrutturazione antropologica, il tema del linguaggio torna incessante, solo che ad indicare un’insufficienza, quella della parola, che mai può cogliere l’essenziale e alla quale l’uomo affida pertanto con malposta fiducia il disvelamento del suo cammino:

le parole tentano il tracciato
di un percorso iniziatico

ed è sempre lo stesso
paradosso: la stazione di partenza
è quella di arrivo

Primo posto a Piccoli forse - Premio Letterario Internazionale Indipendente



Oggi i risultati finali: apro il sito del Premio Letterario Internaz. Indipendente, e mi compare la strofa di una mia poesia, e giù, a lettere piccole, PRIMO PREMIO POESIA EDITA!!! ... Giuro, non me l'aspettavo, la cinquina era di tutto rispetto con Maria Grazia Calandrone e Giancarlo Stoccoro... Per il momento solo GRAZIE. Appena recupero un po' di parole cercherò di ringraziare in modo più adeguato (qui, ancora dormono tutti ... ed io sto urlando piano piano la mia felicità ...



Accecate i Cantori su Poetarum Silva




Accecate i Cantori su Poetarum Silva 

La misura breve del verso per aprirsi al mondo - Fabrizio Bregoli




Fare poesia riguarda la volontà di ricercare una visione alternativa, dare uno sguardo altro al mondo per poterlo indagare nelle pieghe più nascoste e scoprirne un senso più pregnante che ai più, assorbiti dalle convenzioni della quotidianità, irrimediabilmente sfugge. Tale processo, fin dalle origini della parola poetica (si pensi a Omero - nomen omen), ha sempre avuto forte attinenza con l’accecamento, inteso metaforicamente come rinuncia all’ordinarietà della vista, con tutte le sue implicazioni sensoriali, per poter accedere ad una nuova forma di visione, che spesso procede per successiva rarefazione attraverso gradi intermedi di oscurità (e si pensi ancora a tutta l’esperienza di poesia mistica ed in particolare a Juan de La Cruz). La parola come strumento (verrebbe da dire medium) atto a creare il varco necessario per potersi riscattare come uomini.

mercoledì 29 novembre 2017

Non siamo mai unicamente dove pensiamo di essere - Giancarlo Stoccoro


Una poesia che avanza non senza qualche pausa, quella di Angela Caccia.
Se pare indugiare, lo fa per guardarsi brevemente attorno, per poi procedere a colpo sicuro diretta al bersaglio.

C'è un abisso negli occhi che si fa orizzonte per chi non può vedere. 
Già Freud invitava a rendersi ciechi artificialmente per poter accedere a ciò che in altro modo non può essere accessibile. Ne facciamo esperienza comune in sogno.

Certo nel verso occorre scegliere le parole giuste, utilizzare i segni d'interpunzione, operare un montaggio minuzioso delle immagini.
Angela dirige il lettore ma non lo rende fruitore passivo: se questi ne segue le tracce a piedi scalzi ben potrà imprimere, se lo vorrà, orme nuove. Ed è la stessa autrice a invitare a farlo nella splendida dedica iniziale.
Il primo canto, uno dei migliori dell’intera raccolta, è programmatico: non si attraversa indenni la vita su questa terra, bisogna fare esperienza del male per riuscire a tenergli testa ma il dolore che l’accompagna non può essere addomesticato.

La forza della parola - Caterina Curto



Non è facile presentare o introdurre una silloge poetica, per ovvi e molteplici motivi, che non sto stasera ad elencare, da subito, ne ho sentito l’onore e l’onere, in primis le poesie di Angela Caccia, sono pluripremiate ( e dal 2004 con la sua prima pubblicazione il Canto del Silenzio ad oggi ha continuamente ricevuto prestigiose recensioni, menzioni d’onore e alcune liriche sono inserite in diverse antologie.
Presentare una silloge poetica è, dunque, cosa complessa: quando parliamo di poesia, parliamo di un testo polisemico, ciò significa che in ogni poesia è riscontrabile un significato di base oggettivamente valido, ma che, al di là di esso, ogni lettore potrà scovarvi tanti altri significati, a seconda della propria cultura e della propria sensibilità.
“L’unica prefazione di un libro è la mente di chi lo legge” diceva Fernando Pessoa, ma siamo convinti che un libro di poesie, come questa silloge, oggi più che mai va sostenuto, ancor di più perché l’autrice si sta imponendo alla ribalta nazionale operando in un contesto non certo facile
Nel 1975 Montale, all’Accademia di Svezia, durante il discorso per il Premio Nobel, si chiedeva "In tale paesaggio di esibizionismo isterico, quale può essere il posto della più discreta delle arti, la poesia?". Sceglie queste parole Montale, "esibizionismo isterico", l’arte stessa che si fa spettacolo, si fonde con i nuovi mezzi di comunicazione, pur di mantenersi viva e non cadere nel vortice del tempo. Così la parola poetica che sembra sempre più al margine, perde la posizione che aveva un tempo? Domanda legittima; certo è che anche oggi questa rimane una grande sfida: perché oggi come ieri, il bisogno del poeta, colui che si assume la responsabilità di questo linguaggio, è immutato.
A dispetto della nostra società industriale e massificata, la poesia, pur tra mille difficoltà, è riuscita a ritagliarsi uno spazio. Se essa non può certo cambiare il mondo, può tuttavia spingere l’uomo a ritrovare il senso di sé, può indurlo a momenti di meditazione e di riflessione.
L’unico modo per far vivere e rendere davvero eterna la poesia, è imparare ad amarla e trasmettere questo amore ai giovani e alle generazioni future; e leggere, leggere tanto, e tramandare agli altri queste perle della comunicazione e del linguaggio, che rendono nobile l’uomo ed il suo animo da sempre. Educare le nuove generazioni, stimolarli a ritrovare la bellezza della poesia è un dovere.
L’invito stasera è a cogliere queste poesie con attenzione, da non intendere come cosa forzata, perché il collante di questi testi, credo, non sia una semplice smania di scrivere, né una volontà incontrollata di stendere versi, ma un bisogno di creare per scavarsi e scavarci dentro. Sua eccellenza Mons. Antonio Staglianò, ha definito la poesia di Angela Caccia un atto rigeneratore dell’atto poetico. E anche il poeta Davide Rondoni, nella prefazione della silloge precedente Nel fruscio degli Ulivi dice Angela Caccia è una poetessa dell’alba, pensa e scrive per sorprendersi.