venerdì 6 settembre 2019

Camminamento n. 9 - Alessandra Corbetta


CAMMINAMENTI

trincee o scavi, comunicazioni tra opere
fortificate e le immediate retrovie (… praticamente Poeti)


Camminamento n. 9 - Alessandra Corbetta


Linearità del pensiero in un dire naturalmente poetico è quanto abbacina nel verso di Alessandra Corbetta. L’avverbio vorrebbe sottolineare un dire semplice che non significa facile – s'avverte l'impronta di nomi grandi della poesia, che omaggiano ancora la Nostra, di un loro fruscio - e immediato che non vuol dire impulsivo -ogni parola è soppesata con un sguardo al senso e l'altro alla nota. Un travaso -riuscito- da/ad anime ricettive, non per forza in sintonia, ma disponibili a farsi abbraccio e abbracciare.
È poesia che ha il suo dilucolo nella millesima parte del frammento di un sé, un lento e leggero crescendo, un procedere a mo’ di sussurri, per poi svelarsi in un riflesso che appartiene anche a noi che la leggiamo, come se, finalità del verso, fosse quello di cancellare i due ruoli -autore e lettore- lasciare entrambi senza più pelle, ognuno dinanzi la propria emozione.
Una visione dall'alto, o forse, da altro: un guardarsi e leggersi e, soprattutto, tradursi;  il tutto da svariati punti di visuale,  tanti quanti sono i crocicchi dove questa abile Poeta si sofferma e ci fa dono di sé.

A domanda, ha risposto ...

lunedì 12 agosto 2019

Premio L'albero di rose - Terzo posto - Accettura (Matera)


Da sempre,​ scandaglio i concorsi a cui partecipare considerando il prestigio della giuria e il luogo in cui si svolgerà la cerimonia di premiazione. Questo premio, promosso da tanta buona volontà e da un Sindaco -uno dei pochi- che punta tutto sulla carta 'inutile' della cultura - l'unica che sondi e implementi il grado di civiltà di una comunità-, questo premio, dicevo,​ mi ha gratificata di un terzo posto e della possibilità di visitare finalmente Matera, trovare e ritrovare amici,​ dare un volto a pensieri scritti di cui immaginavo le voci belle - due per tutte, Luciano Nota e Anna Maria Curci;​ questo premio,​ come gli altri che, in 21 anni mi hanno onorata di una vincita, ha ribadito ancora una volta una convinzione, forse, un assioma:​ la poesia non è il fine,​ non un traguardo da faticare, la poesia è, essenzialmente, tra i tanti, uno strumento atto ad implementare il fondo di umanità che scandisce la crescita dell'essere umano e lo apre, lo spalanca all'abbraccio.
​ ​ ​ Chi è fuori da questo contesto, meglio si dia all'ippica, perché' sarà la stessa poesia ad affrancarlo da se'.
Buona vita ...


giovedì 8 agosto 2019

Camminamento n. 8 - Rita Pacilio

CAMMINAMENTI

trincee o scavi, comunicazioni tra opere
fortificate e le immediate retrovie (… praticamente Poeti)


Camminamento n. 8 - Rita Pacilio


Luminosa coabitazione tra l’io cosciente e la sua spiritualità -dove spiritualità sta per “tutto ciò che non tocco, di cui sconosco confini e ampiezze, eppure partecipa ad ogni mia scelta volontà azione e reazione”.
Sarà questo buon rapporto a non farle temere -lo dicono i suoi versi sempre polposi, tutti, in una sorta di sotto-testo! – il nostro luogo di destinazione. Come un procedere per attimi e per eternità che, per lei, non è un “dopo” ma un sempre in cui stabilizzarsi a partire da ora: ecco che nel verso si dipana la lotta, il dolore, la gioia guizzosa della sua napoletanità – Napoli, per i napoletani, è patria nella patria. Se l’amore è filtro per eccellenza, l’amare deve farsi testimone solido e indiscusso. A leggerla, torna l’onda del silenzio in cui è immersa, l’elaborazione di un pensiero che non si accontenta e sposta di continuo i suoi paletti; si avverte una spalla solida.

Rita Pacilio, insondabile profondità, è “cosa” difficile da contenere e -come dire… - finalizzarne la poetica in poche battute. Per certo non sbaglio se identifico, con l’ausilio di avverbi tra loro intercambiabili, il suo centro: sommessamente cattolica, irrimediabilmente umile, sconfinatamente umana. Fortunatamente per noi, Poeta.

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martedì 16 luglio 2019

Camminamento n. 7 - Paolo Polvani

CAMMINAMENTI

trincee o scavi, comunicazioni tra opere
fortificate e le immediate retrovie (… praticamente Poeti)


Camminamento n. 7 - Paolo Polvani


 Quello che maggiormente si apprezza -che io apprezzo – in Paolo Polvani è quel suo modo di fare poesia di ogni cosa. Sia chiaro, personalmente ritengo non esista l’impoetico, che tutto abbia la sua patina nascosta di poesia. Ma quello che riconosco a Polvani è una precisa abilità: si accosta ai temi più disparati scavando e spremendone tutto il poetico.
Il verso intriga, accattiva, ha subito presa; le parole sono semplici, immediate: a leggerlo, sembra così facile maneggiare una penna da poeta, eppure quanto studio, letture, fatica …
È lo stile dell’anatra, ne parla nel Meridiano Mondadori che lo riguarda, Raffaele La Capria: a pelo d’acqua la si vede scivolare con agilità, così vaporosa ed elegante nel suo andare. Nessuno direbbe che, appena sotto la superficie, le zampette sono impegnate allo stremo per assicurare tanta naturale scioltezza.

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mercoledì 19 giugno 2019

Camminamento n. 6 – Sergio Pasquandrea

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trincee o scavi, comunicazioni tra opere
fortificate e le immediate retrovie (… praticamente Poeti)


Camminamento n. 6 – Sergio Pasquandrea



È poesia che si srotola tutta su un gioco sottile, estremamente elegante, a tratti ironico in altri drammatico. Non c’è lirica, non un distico, che non nasca da un ampio o minuscolo pezzo di realtà, per lo più quotidiana –la più difficile, quella atta di piccole cose che, se incastonate nell’arco della giornata, ti restituiscono un senso di pienezza, quasi un premio di cui ti stupisci: non hai fatto nulla di epocale e, forse, è proprio in ciò il tuo atto eroico: nell’averlo fronteggiato ed essere uscito indenne da quel quotidiano e la sua morsa.
Il linguaggio di una disarmante semplicità –prerogativa dei grandi che Raffaele Lacapria ha magistralmente sintetizzato nella sua teoria dell’anatra- acquista piano il timbro di una voce che il lettore riconosce subito perché intima,familiare: ogni lirica pare abbia la stessa intestazione e un solo destinatario: caro me...
Lo pensavo tre anni fa dalla lettura della silloge Oltre il margine.
Ieri e ancora, le sue liriche intrigano per quella strana atmosfera: da subito si instaura come una confidenza tra testo e lettore. Poeta dell'istante, lo cattura lo elabora e ti aggroviglia talmente che fai fatica a capire chi sia il vero e originario artefice di quella emozione.


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sabato 25 maggio 2019

Camminamento n. 5 - Gabriella Bianchi



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trincee o scavi, comunicazioni tra opere
fortificate e le immediate retrovie (… praticamente Poeti)


Camminamento n. 5 – Gabriella Bianchi




Letta per caso e amata subito perché, da subito, la sua poesia si fa dialogo e compassione: sovrapposizioni di ferite in un patire insieme.
 Versi come particole che si sciolgono tra lingua e palato, un sapore a rilascio lento, tanto quanto basta a chiamare a raccolta le emozioni -che lo riguardano, che ti riguardano, in quel misterioso intreccio autore/lettore/testo.
 Letta per caso e amata subito, mi chiedevo perché Poeti del genere debbano capitare per caso; perché gli attuali addetti ai lavori, quelli deputati a scandagliare la gramigna dal grano, si sono limitati a un benevolo sguardo: Gabriella non è dama alla corte di nessuno –oggi, per molti, è così: alcuni Poeti illustri  si fanno feudo e appoggiano solo i loro cortigiani. Eppure, Mario Luzi -e qui parliamo di Autorevoli a tutto tondo-, in uno scambio privato, trova buone le sue poesie, un dettato fine e vibrante. 
  E ritorno amaramente alla citazione di Whitman: per avere grandi poeti occorre avere anche un grande pubblico – dove grande pubblico sta per onestà di cuore.

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martedì 21 maggio 2019

Camminamento n. 4 - Roberta Dapunt

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trincee o scavi, comunicazioni tra opere
fortificate e le immediate retrovie (… praticamente Poeti)


Camminamento n. 4 – Roberta Dapunt


(Uno scatto del fotografo Daniel Töchterle)

Rileggo ciclicamente i suoi testi: terrosi e implacabilmente religiosi, mi commuovono. Sempre.
 L’ultimo, Sincope - anche questo, come i precedenti, pubblicato dalla Bianca di Einaudi –, prenotato in anticipo – atteso e sollecitato - si è rivelato una insanabile trafittura per quanta distanza dal sapore delle precedenti sillogi. Ne leggevo due pagine e, come offesa, lo riponevo. Non mi riusciva però di archiviarlo senza avvertire un minimo tradimento nei confronti dell’autrice: era frutto che non poteva cadere tanto lontano dall’albero amato. Così è stato: bisognava grattare la parola, latrice e sentinella di afflati prorompenti, consentirle di aprirsi nei suoi molteplici sensi perché svettasse ancora una volta il grande poeta: Sincope si è rivelato, a rilascio lento, un ennesimo innamoramento.
Con Celàn, dico che la poesia della Dapunt inclina ad ammutolire. A leggerla, bisogna fare i conti col silenzio che resta dopo l’ultimo verso -lì, dove si consuma tutta la distanza tra lettore-testo-autore, nel chiaroscuro di significati che sanno/possono vivere solo in sospensione.
Poeta è chi impara a non toccare le ali della farfalla e con lei s’invola.
E volo e ali e farfalla, tutto questo, ex imo corde, è Roberta Dapunt.

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lunedì 13 maggio 2019

Camminamento n. 3 - Fabrizio Bregoli


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trincee o scavi, comunicazioni tra opere
fortificate e le immediate retrovie (… praticamente Poeti)

Camminamento n. 3 – Fabrizio Bregoli




È poesia dalle braccia tanto aperte quanto preoccupate nello sforzo di dedicare a quella approssimazione il suo specifico abbraccio, lo conferma il minuzioso svolgersi del pensiero nel verso, come a non voler far torto a nessuno: un pittore fauves che dosa mirabilmente di colore il suo pennello.
Se è vero –parodiando Groddeck- che non è tanto il lettore, ma è il buon libro ad analizzare noi, la produzione di Bregoli è una sorta di battistrada ben conscia che l’umano avrà mille sentieri per giungere a meta, ma la sua poesia è tra le strade più luminose.
È una chiusa che scrivevo a gennaio dell’anno scorso, presentando, con mie parole povere, il suo ultimo libro, Zero al quoto. Poesie che affascinano, tanto corpose quanto eleganti. Sua particolarità -o solo una mia sensazione-: a leggerlo si è come risucchiati da un pensiero che si srotola calmo, lineare, luminoso -e chiamo a prova anche questa breve intervista - fino alla fine quando anche tu, lettore, ti ritrovi nella stessa postura del Poeta: ripiegato, su te stesso, a mettere ordine le tante cose che sono balzate dall’anima

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venerdì 3 maggio 2019

Camminamento n. 2 - Alessandro Ramberti


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trincee o scavi, comunicazioni tra opere
fortificate e le immediate retrovie (… praticamente Poeti)

Camminamento n. 2 – Alessandro Ramberti



È poeta cattolico - macigni entrambe le parole, e lui lo sa bene. Del resto, volendo scandagliarle separatamente, un poeta vero, oggigiorno, non può non essere intimorito a porgere i propri versi, conscio com’è dei troppi, tanti giganti sui quali gravitiamo noi nani. Lo incoraggia, in qualche modo, la connotazione di cattolico. In essa confluiscono, certo, la coscienza della propria umanità -quindi, del tradimento, della fragilità, dell’incostanza, di tutta la debolezza che è la prima accezione di 'genere umano' - e la sua fede.
    Fosse solo l’ombra di quel fatidico granellino di senape, è quella fede che ottiene da lui lo sguardo alto alla vetta dov’è la parola pulita del “sì sì e no no”. In un lavoro così laborioso di scavo, abissi crolli risalite: la sua parola poetica si fa tizzone ardente ora lastra di ghiaccio, compagna e nemica, l’angolo in cui nascondersi, il mezzo attraverso cui stanarsi, tutto e il suo esatto contrario… Per certo, reca gli spruzzi di un mare tanto insondabile quanto fascinoso, com’è dalle mie parti nelle notti di agosto, quando cielo e acqua è tutto un firmamento.

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