martedì 9 ottobre 2018

Cerimonia di premiazione Poesia Onesta, Falconara Marittima 30 settembre 2018



Alcune cerimonie di premiazione -non tutte, solo alcune- hanno il bene di farti sentire a casa. 
E il corsivo non sta solo per buona accoglienza, senso dell’ospitalità o dell’amicizia, ma per familiarità e comunione.


Massimiliano Mandorlo su Piccoli forse




Quello di Angela caccia è un libro intessuto di partenza e ritorni, di preziose memorie che riemergono in un universo fatto di gesti e realtà minime, quotidiane: Le dita, così arrese ai braccioli/ toccandosi tornano ad affiatarsi/ e raccontano: ognuno è stata una nave/ nel giorno, ognuna all'altra torna porto.

L'autrice intraprende un percorso lirico che si snoda tra le innumerevoli stazioni e i porti dell'esistenza, attraverso “un paese di radici/divelte” Dove chi viaggia in queste terre ferite, tra stupore nostalgia, conosce un luogo primigenio a cui fare ritorno, “un’Itaca nel cuore”.

sabato 28 aprile 2018

Roccabernarda, 27 aprile 2018. Scuola Elementare






Ieri ero a Roccabernarda. Invitata da un’amica, Teresa Gallo, per “mostrarmi” in carne e ossa -ahimè, più carne che ossa! – ai suoi alunni che, avendo seguito nell'anno un laborioso corso di poesia, ora sono convinti che esistano solo poeti morti.
 Di fatto, quelli laureati sono per lo più defunti, ma di viventi ne esistono eccome. Io, collocata tra questi indegnamente, per qualche storta sillaba riuscita, ma soprattutto per l’affetto di un’amicizia e per la vicinanza dei due territori, Roccabernarda e Crotone dove risiedo.

Ci ospita una stanza chiamata biblioteca dov'è rimasto un sapore di libri -una sorta di pensatoio come quello indicato da Aristofane nelle Nuvole-, io seduta al centro, due insegnanti -Teresa Gallo e Rosa Palma Iaquinta- e loro, i bambini della IV-A, in semicerchio: occhietti che mi frugavano ovunque. Con garbo, uno alla volta mi porgono il benvenuto, alcuni mi anticipano che hanno delle domande. Di fatto, un terzo grado nel corso del quale ho sentito – considerato l’uditorio ultra minorenne- tutta la difficoltà di esprimermi su argomenti come creatività ispirazione inconscio infinito e compagnia a briscola.

sabato 14 aprile 2018

Quadro imperfetto di Stefania Onidi




Si sa, un libro di poesia-un buon libro di poesia! – è un'atmosfera. Si sfoglia con la consapevolezza -e la discrezione dovuta- di entrare in casa d’altri; alla fine, sono i nostri pudori che svelano pudori e con loro familiarizzano: iniziano così le proiezioni, le somiglianze, tra chi legge e chi ha scritto. Consentiamo al libro di svelarci a noi stessi. Va da sé che, recensione o nota di lettura, a scriverne su quel libro, si finisce in parte per raccontarci.

Stefania Onidi è un pittore poeta, forse un poeta pittore e, comunque, non penso abbia importanza quale delle due arti abbia trainato l'altra. Ho letto da qualche parte -e lo condivido- che, chi scrive poesia, prima o poi, prende in mano la matita o i pennelli, come una necessità: dimostrare che le forme e la combinazione di colori dalle tonalità indecifrabili -come può essere il fondo di un’emozione- sono altrettante valide parole.

martedì 13 febbraio 2018

Sulle grandi tematiche dell’esistenza umana - di Rosa Elisa Giangoia



















  


Nel 2017 Angela Caccia, poetessa di Crotone, la cui produzione lirica ha avuto fin dagli esordi apprezzamenti e riconoscimenti, che sono andati crescendo negli anni, ha pubblicato due nuove sillogi che confermano il consolidarsi della sua linea poetica in un originale itinerario di sicura efficacia espressiva.

    Nella prima silloge (Piccoli forse, LietoColle) a dominare è un linguaggio che si articola in un intessersi serrato di immagini sospese tra realtà e immaginazione in cui il surrealismo apre squarci di significato nella pregnanza di un’espressione fortemente soggettiva.  La voce poetante è intensamente concentrata su se stessa nella decifrazione di un mondo interiore che nel configurarsi poetico assume la consistenza di un’astrattezza pittorica, innervata da domande e riflessioni sull’esistenza. Si susseguono sensazioni forti («il cielo brucia più forte dell’inferno», p. 16), di fronte a cui si leva l’interrogativo della poetessa («non chiedermi il perché / di questi adombramenti», p. 16) che,  mossa da uno dei piccoli forse  che ci portano a scandagliare il nostro esistere, si confronta con la parola “morte”, sottolineandone la natura intrinseca di limite ontologico dell’esistenza umana («si scivola lenti e tutti / ad una morte sempre più anonima», p. 53), di fronte a cui occorre mantenere stoica determinazione («serbammo / solo un fondo di pietà, e ci bastò / per morire da uomini», p. 54). Nonostante questa percezione, l’orizzonte della vita si dilata in ampiezze sconfinate di orizzonti, di sensazioni, di legami affettivi, di memorie, di rimpianti, ma anche di speranze.  A tenere insieme tutto, eliminando i forse, sono prevalentemente gli affetti, gli abbracci («(non vi furono altre braccia che mi resero / mai così densamente regina)», la parola “mamma”, l’amore soprattutto («non tu ma il mio amarti / portò alla luce il meglio di me», p. 26), i legami familiari («è nei tuoi occhi che vado / oltre la mia morte», p. 28; «la mia vita per la tua vita nascente», p. 29; e sarò io domani a doverti, p. 67; seduto su questa luna, p. 68; li guardo dormire, p. 77).

venerdì 9 febbraio 2018

La poesia non è mai nella parola, ma "in agguato" - di Domenico Alvino



Già il titolo ha valore tecnematico ed attiva un'operazione di poesia (Op) a dir poco grandiosa: quella di spalancare nella mente – come osserva la prefatrice Argentino – la figura poderosa di Omero, il poeta cieco nel cui canto si trasfuse, non l'universo di fuori, ma quello concresciuto dentro lui, nel suo buio interiore, ed essendo dunque solo alimentato dallo spirito, era sempre in via di schiudersi in nuove prospezioni, in un progressivo attingimento della verità dell'essere, senza devianti inframmettenze del mondo esterno: ma fuor di contesto, in un lampo la poesia mostra cosa resti del mondo oggettivato nel comune sguardo, con i cantori tutti accecati... un silenzio vuoto, una morte vacua, senza neanche i morti: erompe dentro noi il nulla della fine, senza neanche un'illusione, una speranza. Ma al risuonare della sua voce vi si soffonde un germinio, una nascenza altra in quel nulla originatosi, quella di un mondo nuovo, cui non è possibile assimilare altro sguardo, se non quello, interiore, dei poeti.

martedì 6 febbraio 2018

Ipotetico approdo di Claudia Piccinno




Qual è in assoluto il senso della vita? … non c’è domanda più assurda! Il malcapitato destinatario viene gettato in mare alto senza ciambella. Rabbercerà una risposta, di solito la più conforme al momento allo stato d’animo al tratto di vissuto e di vivenza che percorre: altrimenti detto, non esiste una risposta univoca.

Così per la poesia. A chiedere ad un poeta perché ne scriva o cosa sia per lui la poesia, balbetterà qualcosa o risponderà prontamente con un po’ di buona roba intelligente e preconfezionata (abbiatene pietà!... non vuole deludere nessuno né è colpa sua se non lo sa; se scrivere un verso che sente impastarsi in bocca nel cervello e irradiarsi dal petto, è atto più vicino ad un automatismo una sorta di istinto animale da soddisfare -o giù di lì-, che all’attuazione di un progetto).

L’incipit è una (mia) spiegazione - conseguenza stimolo interpretazione- al titolo del libro di Claudia Piccinno: “Ipotetico approdo” Mediagraf Edizione 2017. Anche quello, il titolo, ha -o dovrebbe avere- il suo specifico peso in un libro di poesia: è una chiave di lettura il leitmotiv, comunque, il primo passo verso pagine dove si srotola un cammino aggrovigliato che cerca di districarsi

Una scrittura dalla forza magmatica - di Vincenzo D'Alessio



Angela Caccia scrive con forza magmatica. Questa è la prima fruibile emozione che giunge dalla lettura delle poesie della sua ultima raccolta Accecate i cantori, pubblicata presso l’Editore Fara di Rimini, quale vincitrice assoluta del Concorso annuale Versi Con-giurati, edizione 2017.

Si aggiunga, in seguito, l’aria che ha respirato e respira, oggi, attraverso gli occhi nell’antica terra di Calabria: colonie greche, affacciata sul mare che ha visto le traversate delle popolazioni provenienti dalle sponde care al poeta Ugo Foscolo.
Inevitabilmente tutta la presente raccolta, che ha radici nelle precedenti pubblicate, prende energie vitali dalla mitologia greca. 
Il primo mito è legato alla poesia eponima: “(…) a sera / nella camera oscura del ventre / ricomporre i minuti raccolti preziosi – poi – / ancora una volta accecate i cantori! / … che un po’ di futuro si faccia remoto” (pag. 26). Alla corte dei Feaci, dinanzi al re Alcinoo, Demòdoco (il cieco narratore) canta le gesta di Troia e di Odisseo, presente nella sala, risvegliandone la memoria sopita dal trauma della tempesta marina.

domenica 4 febbraio 2018

Cinque poesie inedite tradotte dal Prof. Adeodato Piazza Nicolai





Five inedited poems of Angela Caccia

Myself and the sky
a ntural tie
the eyes connect
without embracing it all
my mind enfolds
without analyzing
     the world should be the heart
as the contact point
and at times it is not poetry’s time

the hand is free of the caress
pagan the thought
the inclement look
not a diagonal to grasp
things that are named
and names are monoliths
no verses can make them human
so they fall
and fall with a clang

there are times they carry with them
the stench of war that must be done
(the heart will return
to measure how dark the night has been)

*