Sbaglierò,
ma non credo corretto –nei nostri e nei confronti dell’autore- andare a
leggere, prima delle liriche, la loro pre o post fazione: la lettura di una
silloge è un tête-à-tête che non ammette intrusioni,
almeno fino a quando il lettore non modula il suo fiato a quello del poeta e,
quindi, ne smaga –sonda e regge- l’ampiezza del respiro. È proprio il momento
dell’incontro che si va a pregiudicare se, alla tensione del lettore nel
tessere maglia a maglia quella confidenza, si sostituisce un -seppur valido-
biglietto di presentazione: filtri e sapori che porgono un preconfezionato, non
l’originale.
