martedì 13 novembre 2012

Un uomo percorre il mondo intero in cerca di ciò che gli serve e torna a casa per trovarlo.(G.Moore)


Una casa è qualcosa che ci contiene intimamente.
Non è solo l’espressione di un senso estetico, il fotogramma di un temperamento, il cielo ombroso o pastello di un carattere.
E' qualcosa di più.

Una casa è veramente tale quando si lascia addomesticare – per dirla con Saint’Exuperì – poi, solo poi, la senti amica, come fosse un prolungamento di te.

 E' il luogo incantato dove le ciabatte hanno un ruolo cruciale perché nessuno come loro sa raccontare il tuo star bene. Fuori dalla porta hai lasciato maschere, dovute e quotidiane, ma all’interno ti concedi la tua nudità: come un felino, spargi odori – cambi il posto delle cose, raddrizzi un quadro, accarezzi ninnoli - delimiti il tuo regno, la tua regalità.

A pensarci bene, la tua casa è qualcosa che ti si è espansa dentro, in quella sorta di paese che laboriosamente costruisce l’anima. Dentro, sempre con te, alla stregua del santino nel portafogli.

È anche un contenitore dell’accaduto, un memoriale di persone, il diario di un quotidiano … la senti solida e tua perché eretta con pezzi di tempo e di vissuto.

Oggi vivo in un appartamento con marito figli e mia madre.
Molti anni fa, tanti, abitavo una piccola casa in fitto, un po’ umida.
Di recente l’ho rivista. Non ha più arredamento né quei profumi, ancora così accesi nel mio olfatto, ma ho ritrovato l'angolo della bambola, il corridoio dove scorrazzavo in bici, un balcone che s'accendeva di primavera, su tutto …. un sorriso di padre.

Non abito più in quella casa. Eppure lei continua ad abitare me.

f.to:Io