Si sa, un libro di poesia-un buon libro di poesia! – è un'atmosfera. Si sfoglia con la consapevolezza -e la discrezione dovuta- di entrare in casa d’altri; alla fine, sono i nostri pudori che svelano pudori e con loro familiarizzano: iniziano così le proiezioni, le somiglianze, tra chi legge e chi ha scritto. Consentiamo al libro di svelarci a noi stessi. Va da sé che, recensione o nota di lettura, a scriverne su quel libro, si finisce in parte per raccontarci.
Stefania Onidi è un pittore poeta, forse un poeta pittore e, comunque, non penso abbia importanza quale delle due arti abbia trainato l'altra. Ho letto da qualche parte -e lo condivido- che, chi scrive poesia, prima o poi, prende in mano la matita o i pennelli, come una necessità: dimostrare che le forme e la combinazione di colori dalle tonalità indecifrabili -come può essere il fondo di un’emozione- sono altrettante valide parole.
