Il
libro in questione, e fin dalle prime liriche,
evoca la figura di Don Tonino Bello. Non tanto perché il Vescovo di
Molfetta abbia scritto fiumi di parole sullo stesso tema – extracomunitari,
poveri, emarginati - quanto per il pathos: lo stesso!
Anche qui troviamo una sorta di
immedesimazione: l’autore, Giulio Gasperini, con un dire limpido e secco –
qualità che esaltano il verso acuendone la tragicità -, a tratti racconta, a
tratti “si” racconta calandosi nella figura del migrante; condizione per la
quale, e grazie alla quale, ogni verso trasborda di compassione: quell’immenso peso di lacrime che si regge insieme.
E
il peso che si sobbarca il Nostro, è il peso del Poeta che sa – deve - rivivere
sulla propria pelle la stessa odissea perché la corrente poetica giunga a meta,
passi da anima ad anima, dall’autore al lettore:
Ma non so la differenza – ogni porto
è
come casa, non cambia mai la mia
partenza. Pag 13 - Mare
nostrum
