lunedì 6 maggio 2013

Voce poetica che sa farsi ascoltare - Recensione di Anna Maria Bonfiglio



Anna Maria Bonfiglioun nome importante nel panorama letterario nazionale e internazionale.

Parole generose le Sue. Traspare il fine poeta nella penna esperta del critico.

Mi commuove sapere che, entrambe, prediligiamo dei versi, Dal Vangelo di Maria. Nella sequela di immagini sento la trasposizione di sensazioni 'molto donna', in quel gioco del detto e non detto in cui si traduce il nostro modo di amare.

... GRAZIE!

Una raccolta di versi molto sentita, questa di Angela Caccia, un lavoro ispirato e curato da leggere con attenzione e sentimento. Perché la poesia di questa autrice “racconta” la vita, e più ancora quella vita che appartiene a tutti, con lo sguardo di chi sa coglierne la bellezza e l’asprezza. Un itinerario che raggruppa tante fasi e tanti temi: la natura, la società, gli affetti, la spiritualità, in una parola l’animus della poetessa. Angela Caccia sa curvare la parola fino a sottometterla alla propria personale espressione, senza troppi preziosismi il suo poetare si stacca dall’usura di quel “parlato” che ha invaso tanta poesia per virare verso una dizione asciutta ed essenziale.

 La poesia è per la Nostra quell’incanto che la trascina, per poco o molto tempo, fuori dal quotidiano per ricondurla subito dopo allo stato di “ciottolo assetato di sale” che la inseminerà di nuova linfa poetica, il suo “chicco di grano che torna a cadere nel solco”. 


L’autrice evoca il concetto di poesia come “grazia” necessaria alla vitalità, imprescindibile dono divino. Personalmente ho trovato pregevole il testo  Dal Vangelo di Maria, un narrato infuso di delicata forza poetica nel quale la mistica Mater Dolorosa è l’archetipo delle madri di carne e sangue. Angela Caccia è voce poetica che sa farsi ascoltare e da lei ci aspettiamo ancora molta buona poesia.

Anna Maria Bonfiglio

DAL VANGELO DI MARIA


Era un bosco di mandorlo
un sole senza raggi gettava l’ultimo
 chiarore il primo rintocco del tramonto.

Intrecciavo collane alla mia bambola
anche lei bambina sposa, quando un nido
tra i rami aggrovigliati m’accese tenerezza:
sarò moglie capace all’uomo mio, terrò il
focolare sempre acceso e grappoli di cipolle
ed erbe secche ai muri.
 Dall’ombra una scintilla poi un bagliore…
‘In te abiterà Suo figlio, vivrà e si farà storia!
Nelle orecchie il battito era un tonfo, quel
brusio fragore. All’angelo resistette, non io,
ma come un dolore amaro, senza nome: Giuseppe
avrà il nocciolo di un frutto già mangiato?!...
‘Riceverà luce di fede e sostegno di ragione’.

Nelle mie arterie scorreva già l’oceano
ne accolsi la potenza, non scorsi il suo fondale
e chinai il capo.

Così fui madre.
Così fui culla e figlia dell’Amore.

*********

Sui muri crespi, chiari di luna, tremavano
le sagome dei palmizi. Sfumavano le voci del
villaggio mentre correvo a lui, l’amato,
ignaro di ogni fatto.

L’ombra mia accanto ad un cespuglio, la sua
di uomo sconfinato la raggiunse, l’accostò a sé
l’avvolse… e fummo l’ombra del più struggente
abbraccio.

Sarà grazia o colpa?... in quell’abbraccio sciolsi
la paura e raccontai di un terrore che m’artigliò
il petto, dello stupore che gelò il pianto, poi di
un sorriso: Dio mi cresceva in grembo!

Lui non parlò io … chinai il capo.
Non mi bastò il suo tacere,  non vi era
cuore libero e liberato nella Sua parola.

 Così fui donna sospettata, un pezzo di dolore.
Fui solo madre scelta e madre per scelta
il Suo guscio, la figlia prediletta dall’Amore.