giovedì 4 aprile 2013

Le braccia allungate



Morire d’emblée

sottrarsi alla sacca
del tempo che
tacca lo sguardo

lasciare
ammassati in ripiani
gomitoli di sogni
e ricordi.

Si è aperta la gabbia di carne
divelto il piede da terra
basterà un solo
colpo di reni
e voilà…
al di là del confine

un altro passante
tra i sentieri del vento.

Morire magari
con la luna dei monti
in un coro di stelle
nel silenzio di rose selvagge

a chi amo
tra un’eco e la voce
il mio amen
e le braccia allungate
dell’alba.

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