lunedì 15 aprile 2013

Il mio intervento



Vorrei motivare la presentazione del mio libro nell’ambito di questo convegno, motivazione che non si esaurisce in quella più lampante - il mio libro è voce di donna.

Qualcuno ha detto che l’unica acclarata differenza su questa terra non è geografica, di religione o razza, quanto quella uomo/donna: due universi complementari con connotazioni distinte, per lo più non esclusive dell’uno o dell’altro.

Tra le tante, quale la connotazione squisitamente più femminile anche se non esclusiva?

Quando il mio editore, Alessandro Ramberti, - mi sia concesso un inciso ed un augurio agli scrittori presenti in sala: che possiate incontrare Editori come il mio, seri, professionali, competenti - mi ha chiesto notizie biografiche da cui estrapolare un sunto che mi rappresentasse, ho avuto, come tutti, qualche difficoltà: non è detto che la visione che abbiamo di noi corrisponda alla verità, molte cose ci vengono svelate, nel tempo, dalla visuale che l’altro ha di noi, da un io che dall’altro rimbalza e a noi si rivela e ci svela. La certezza di descriversi e porgersi per come si è, è pura illusione. 

Su tre punti, però, i miei dubbi si diradavano, così “mi sono sintetizzata” in  tre verbi: gioco, viaggio, curo. I primi due, passioni maturate nel corso degli anni, il terzo è un progetto e una prerogativa del mio essere donna. Curare è voce del verbo amare. Dote/virtù di entrambi i sessi, in entrambi questo agire si colora di tinte diverse.

Nel titolo del convegno ci sono due termini tra loro, non dico discordanti, ma dissonanti, quasi rasentano l’ossimoro: quotidiano ed eroismi – l’eroismo è un fatto eclatante, eccezionale, inatteso; la quotidianità è il ripetersi del ‘sempre uguale’, la routine, la consuetudine. Il più delle volte il quotidiano di una donna, madre e lavoratrice, è estenuante, ai limiti della paranoia, per molti versi un autentico eroismo, seppure nascosto, scontato e tutto al femminile. Sorretto da una generosità  diversa, più meticolosa e coriacea rispetto alla generosità dell’uomo, ha un che di congenito, quasi, fisiologico, che si ricollega alla potenzialità della donna di essere, proprio per la sua attitudine a procreare, una 'creatura potenzialmente al quadrato’, quindi programmata, strutturata, atta a reggere un determinato peso di vita e, pertanto, ben dotata di conseguenza.

Se dovessi sintetizzare il contenuto di questo libro, direi che è uno sguardo che si posa su cose, persone, emozioni, sentimenti, e fa emergere il suo desiderio di ‘prendersene cura’.

Se è vero che curare è voce del verbo amare, questo libro è uno sguardo innamorato. 

Angela Caccia