domenica 27 gennaio 2013

La vergogna dei giusti



Primo Levi ne parlava nel suo libro, è la vergogna delle vittime, non per sé ma per i propri persecutori. È vergogna che abbiamo fatto nostra.

In molti si è rifugiata in una sorta di pudore, testimone silenzioso che non vuole diventare memoria. Non può, se memoria equivale ad “abituarsi”, se è il tentativo di familiarizzare con una ferita ancora aperta per meglio cicatrizzarla, per poi dimenticarla.

E’ testimone vigile, il pudore, e il suo silenzio è comunque presenza, costante, pedagogica. All’occorrenza saprà gridare perché il dialogo prevalga e feconda. Sempre.

Diffida e continuerà a diffidare dei monumenti o delle celebrazioni: non ha vanagloria o vendetta da soddisfare chi ha l’urgenza di dare un senso ad un dolore per continuare a dare un senso al vivere.