martedì 25 dicembre 2012

Giovanni 1, 14 (Jorge Luis Borges)




lo che sono l'È, il Fu, il Sarà,
torno ad accondiscendere al linguaggio,
che è tempo successivo e simbolo.
Chi gioca con un bimbo gioca con qualcosa
di vicino e misterioso;
io volli giocare con i Miei figli,
tra loro stetti con sorpresa e dolcezza.
Per opera di magia
stranamente nacqui da un ventre.

Vissi affatturato, incarcerato in un corpo
e nell'umiltà d'un'anima.
Conobbi la memoria,
quella moneta che non è mai la stessa.


Conobbi la speranza e il timore,
quei due volti dell'incerto futuro.
Conobbi la veglia, il sonno, i sogni,
l'ignoranza, la carne,
i tardi labirinti della ragione,
l'amicizia degli uomini,
la misteriosa devozione dei cani.
Fui amato, compreso, lodato e pendetti da una croce.
Bevvi la coppa fino alla feccia.
Vidi attraverso i miei occhi ciò che mai avevo visto:
la notte e le sue stelle.
Conobbi il pulito, l'arenoso, il disuguale, l'aspro,
il sapore del miele e del pomo,
l'acqua nelle fauci della sete,
il peso d'un metallo nella palma,
la voce umana, il rumore d'alcuni passi sull'erba,
l'odore di pioggia in Galilea,
l'alto grido degli uccelli.
Conobbi anche l'amarezza.
Ho affidato questa scrittura a un uomo qualunque;
non sarà mai ciò che voglio dire,
non cesserà d'esserne il riflesso.
Dalla Mia eternità cadono questi segni.
Altri, non d'ti ne è oggi l'amanuense, scriva il poema.
Domani sarò una tigre fra le tigri
e predicherò la Mia legge alla sua selva,
o un grande albero in Asia
Penso talvolta con nostalgia
a quel sentore di falegnameria.

JORGE LUIS BORGES